LIBIA


ACACUS LIBIA

ACACUS LIBIA

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LIBIA – CAROVANA NEL MARE DEL NON RITORNO

PANORAMA SUL DESERTO

PANORAMA SUL DESERTO

Al-qafila fil bahr fil-lan ia’ùd: Riflessivo viaggio alla ricerca delle proprie emozioni tra zone archeologiche e siti rupestri negli immensi spazi naturali del deserto libico, in compagnia di affettuosi amici…di vita.

GRANDE DUNA ROSSA

GRANDE DUNA ROSSA

Nuvole… sopra i nostri pensieri. Sorvolando il Mediterraneo planiamo dentro ali metalliche dal mondo razionale verso l’infinito mare di sabbia attraverso Tripoli, sua naturale porta d’accesso.

TRIPOLI - MEDINA CON MOSCHEA BIANCA

TRIPOLI – MEDINA CON MOSCHEA BIANCA

Riflessioni grigie, storie d’amore gravosamente risolte, nodi da sciogliere, cuori solitari in attesa di nuovi palpiti, stress da lavoro, desideri di svuotare la mente dentro corpi stanchi di correre tra scrivanie e computer sotto un cielo uggioso, dove anche il sole imbronciato nega la sua presenza. Sette anime desiderose di mettersi alla prova in una nuova affascinante esperienza di viaggio: il deserto dell’Acacus. Tappe preliminari di avvicinamento ad esso, dopo contatti dell’agenzia locale con autisti, mezzi di trasporto  ed acquisto integrativo dei viveri necessari, sono: Sabratha, splendida città costruita sulla costa dai Romani nel I sec d.C.,

SABRATHA PANORAMA

SABRATHA PANORAMA

Nalut, sede del Qasr Al Haj, granaio vecchio di 300 anni,

NALUT granaio Qasr Al Haj

NALUT granaio Qasr Al Haj

e Ghadames, mitica oasi la cui Medina è stata dichiarata patrimonio internazionale dall’Unesco.

GHADAMES PANORAMA DAI TETTI

GHADAMES PANORAMA DAI TETTI

L’anziano Abdu Salam guida per l’oscuro e fresco labirinto di vicoli riparati dal sole ed improvvisamente confluenti in piazzette aperte alla luce, dove le case imbiancate di calce risaltano il loro candore tra il verde di gelsi e palme traboccanti di dolci datteri.

GHADAMES - GUIDA ABDU SALAM

GHADAMES – GUIDA ABDU SALAM

Alcune abitazioni presentano porte di legno riccamente borchiate con dischetti di cuoio colorato, indicanti che il proprietario ha adempiuto l’HAJJ, uno dei 5 dogmi coranici islamici, che predica il pellegrinaggio ai luoghi sacri della Mecca una volta nella vita;

GHADAMES - PORTA BORCHIATA CON DISCHETTO DI CUOIO COLORATO

GHADAMES – PORTA BORCHIATA CON DISCHETTO DI CUOIO COLORATO

su alcune pareti mani in stucco tengono lontano il malocchio mentre resti di capitelli romani sono murati in qualche spigolo; i loro interni invece decorati con specchietti policromi e decorazioni rosse presentano intatti arredi tipici dei berberi.

GHADAMES - CASA BERBERA

GHADAMES – CASA BERBERA

Hammada ed erg… intorno a noi. Con due 4×4 stagionate come cammelli e due driver El Hadi-Nehjim e Mabrùk come paladini in questa avventura, lasciamo alle spalle Ghadames ed ogni segno di civiltà verso l’ignoto splendore sabbioso, portandoci dietro come casa la tenda. Cinque emuli viandanti con simili vissuti, due 4×4 e due driver Omar e Masoud, costituiscono un secondo gruppo in tandem con la carovana. Tanta la voglia di andare, naturale ancora la razionale collettiva circospezione in attesa di socializzanti eventi e più approfondite conoscenze. Tra l’alternarsi dei fondi pietrosi dell’Hammada Al Hamrah e delle prime distese sabbiose, Mabrùk ferma istintivamente la jeep gridando “Tartufi!”. Avanzando tra cespugli secchi inizia una certosina raccolta di bianchi tartufi del deserto dal soave profumo, “buoni nella chorba”       -dicono gli autisti- finchè il calare della prima sera spinge a cercare campo a Kaher Mellet,

Kaher Mellet

Kaher Mellet

pochi chilometri fuori la pista, con tende piantate quasi al buio tra piccoli semi spinosi spinti dal vento che s’attaccano su tutto. Lo “chef Nicolò” si dà da fare per preparare un’ottima cena e la serena atmosfera che si respira intorno al fuoco dove, invitati dagli autisti, i gruppi congiunti sciorinano un repertorio canoro con degustazioni dall’unico bicchiere di mieloso tè all’araba, fa presagire positivi sviluppi di viaggio.

IL TE DEGLI AUTISTI

IL TE DEGLI AUTISTI

Freddo pungente all’alba….caldo sole nel corso della mattinata. Ognuno racconta la personale esperienza sulla prima notte in tenda appena trascorsa.

CAMPO TENDATO AL TRAMONTO

CAMPO TENDATO AL TRAMONTO

Si sa, per chi la vive la prima volta, è un’esperienza emozionante! Il sole comincia a riscaldare i corpi ed i pensieri. La sosta presso un reg, sul cui fondo sabbioso rosa giacciono, come una visione onirica di un quadro di “Magritte”, originali sassi bianco pomice erosi dal vento con sembianze animali e di conchiglie, regala la prima emozione quotidiana.

SASSI BIANCO POMICE EROSI DAL VENTO

SASSI BIANCO POMICE EROSI DAL VENTO

Intorno è l’immensità del deserto che pulsa nelle sue differenti forme animali, vegetali, minerali. Di queste ultime è molto ricca l’hammada, dove vulcani spenti da secoli hanno disperso sul territorio circostante sassi multiformi e pietre dai colori più disparati. Mario, di professione bancario e geologo mancato, scrutando attentamente il territorio, descrive i minerali notati: selci fossili, geodi, piccole sfere al cui interno la lava cristallizzata col tempo raffreddatasi ha lasciato un’incavo di forma rotonda, pietre laviche ovoidali esattamente spezzate a metà,

SABBIA ROSSA GEODI E SASSI

SABBIA ROSSA GEODI E SASSI

piccole formazioni  rocciose al cui esterno il cristallo solidificatosi dà l’apparente forma di cioccolata liquida fusa, pietre levigate colore viola che si stagliano dal rosso cinepro del fondo sabbioso su cui poggiano. Raccogliere queste pietre, che nulla hanno da invidiare alle più famose pietre preziose, è un passatempo naturale per tutti. El Misla, la zona immediatamente seguente, presenta una continua distesa di erg sabbiosi, dove gli autisti si divertono, come cavalcassero cammelli, a prendere la rincorsa fino a scavalcarli con sonori fischi ed urletti, contagiosi per noi, permettendoci di scaricare l’emozione.

Erg El Misla rincorsa jeep

Erg El Misla rincorsa jeep

Qualche volta il capo driver Nehjim, accortosi di non trovare più balise (segnali segnapista spesso fatti con cumuli di pietra) perché sepolti dalle dune di sabbia sospinte dal vento, si ferma a piantare nel punto più alto un bastone indicante la nuova direzione di pista per i futuri passanti.

WADI CON CON BALISE

WADI CON BALISE

Un’arida radura di sabbia compatta arancione permette sostando all’ombra dell’unica acacia di rigonfiare i pneumatici delle 4 fuoristrada fino all’arrivo a Tin Eidhan, splendido posto dove ai piedi di una barcana, tipica duna mobile a forma di mezzaluna,

DUNE E BARCANA CON UTERO

DUNE E BARCANA CON UTERO

piantiamo tende in fila indiana fin dentro il suo utero sabbioso, quasi a “fecondarla”.

TIN EIDHAN - TENDE NELL'UTERO DELLE DUNE

TIN EIDHAN – TENDE NELL’UTERO DELLE DUNE

Naturale parto è la sua scalata al tramonto con una grande emozione e la certezza di essere alla vista di qualcosa di incomparabilmente esteso, al cui cospetto la nostra piccola presenza giustifica l’appellativo al deserto di“Sahara El Kebira”.

TIN EIDHAN - DUNA AL TRAMONTO

TIN EIDHAN – DUNA AL TRAMONTO

Il relax dopocena è sempre assicurato intorno al fuoco degli autisti, che diventa un quotidiano centro socializzante per tutta la carovana. Due autisti raccontano di essere stati già in Italia, ospiti di loro amici italiani, che hanno raggiunto in treno da un capo all’altro della penisola. Chiarendo le nostre rispettive città di provenienza, è tale la sorpresa di Mabrùk nell’apprendere che, pur essendo siciliano e circondato dal mare, anch’io sono raggiungibile in treno da Roma (in quanto sullo stretto di Messina una nave imbarca al suo interno il treno, che viene così traghettato da una sponda all’altra) da ripetere con meraviglia “…treno su nave…davvero?”

SPUNTINO NELL'HAMMADA

SPUNTINO NELL’HAMMADA

L’aggregazione procede con la fusione delle voci dei due gruppi in un unico coro ed i festeggiamenti per Grazia, neofita viaggiatrice con “Avventure”, con un pasticcio dolce di crackers integrali, nutella e un candelone su cui soffiare sopra esprimendo il classico desiderio! La carovana avanza shway shway (piano piano) con il suo fardello di umane aspettative e razionali intenti.

mare di sabbia Eidhan Awbari

mare di sabbia Eidhan Awbari

Il mare di sabbia Eidhan Awbari è uno sconfinato territorio arido, per non perdersi nel quale, è meglio seguire una monotona pista spesso sconfinante in Algeria, lungo la quale si notano dei pozzi petroliferi. I concetti di confine in questa terra desertica sono incerti e diversi da quelli stereotipati occidentali, come pure quelli di tempo. Ricordo un paio di imprevisti che oltre a ritardare la marcia fanno stare con il fiato sospeso : perdendo la vista della jeep di Nehjim, Mabrùk fedelmente si ferma ad aspettarlo, poi torna indietro in perlustrazione nel largo wadi, finchè dopo pochi minuti avvista la sua scia polverosa. Nehjim riferisce poi di essersi fermato ad offrire aiuto ad un gruppo di turisti, una loro jeep era ferma in panne. In un’altra occasione, un’auto ferma in evidente difficoltà blocca l’intero convoglio per aiutarla a disinsabbiarla con poderose spinte umane e suo collegamento con cavo elettrico ad una jeep. La solidarietà della gente del deserto è unica, paragonabile forse solo ai marinai, proprio perchè gli “erranti” nel deserto come in mare, accomunati dalle non facili condizioni climatiche e territoriali, di cui avvertono istintivamente i pericoli, si prodigano sempre nel soccorso di chi vi incorre. L’avvicinamento a Ghat procede con l’attraversamento del serir, una pianura sabbiosa con ghourd, piccole dune isolate, progressivamente moltiplicatesi parallelamente per decine di chilometri fino a formare l’Erg Diwane.

Erg Diwane - larghi gassi (corridoi) tra dune e piramidi rocciose

Erg Diwane – larghi gassi (corridoi) tra dune e piramidi rocciose

‘E liberatorio ed eccitante correre ad alta velocità nei larghi gassi (corridoi) che separano le dune rosa, fino a raggiungerne una di forma piramidale e fermarsi in precario equilibrio sulla sua cima, ammirando dall’alto il panorama colore miele rosato.

DUNE A PIRAMIDE

DUNE A PIRAMIDE

GHAT : PANORAMA

GHAT : PANORAMA

L’oasi di Ghat è una tappa tecnica, in vista dei permessi d’ingresso in Acacus, utile per integrare alcuni viveri e soddisfare esigenze di pulizia personali. Grazia, uscendo dalla doccia ed avendo visto Gioacchino in mutande per la seconda volta in pochi giorni, pensa che forse sia arrivato il momento di proporgli il “matrimonio riparatore”.

GHAT : FORTEZZA

GHAT : FORTEZZA

Una visita alla vecchia Medina, nel cui souk parecchi comprano la “cheche” per ripararsi dal sole e dal vento, ed al panoramico fortino italiano prepara gli animi smaniosi di penetrare nell’Acacus, meta tanto agognata. In questo lembo meridionale di terra libica al confine con Algeria e Niger, c’è un rituale nei saluti durante gli incontri che lascia il segno per la sua immediata schiettezza. Spesso Nehjim incontrando persone non conoscenti le saluta cordialmente con una mano sul petto, con una magica cantilena in arabo “assalaam ’alaykum…kayf haalek..?”, strascicando le parole con tono minore man mano esce fuori dal campo di interazione vocale, che tradotta vuol dire “La pace sia con te! Come stai? Come sta tuo padre?… e tua madre… tuo fratello? Come stanno i cammelli?… e le pecore?”, mentre la controparte risponde “bene”. Col pretesto di chiarire alcune di queste parole, inizio un corso di arabo. Alessio e Grazia si scambiano informazioni sui propri siti Web preferiti, mentre Simona la farmacista e Alba l’esperta erborista, da me ribattezzata “Calendula Felix”, dissentono sulle proprietà curative di alcune piante officinali. Carlo, forte della sua personale esperienza, butta giù alcuni appunti per scrivere un libro “Come cambiare lavoro in 2 mosse: lasciare l’impiego in banca, dedicarsi all’insegnamento e vivere felici”; mentre Luisa medita nuove proficue “scommesse in borsa” per poter fare ancora un viaggio entro l’anno, trovando in disaccordo Mario, che aspetta ogni 27 il suo sicuro stipendio mensile da bancario. Sole caldo…sole che penetra riscaldando le nostre membra, fino a dissolvere le nuvole grigie racchiuse intorno ai pensieri. Finalmente varchiamo la soglia dell’Acacus, attraverso la sua porta naturale d’ingresso ”Takharkori Pass”, wadi sabbioso circondato da pinnacoli rocciosi.

Takharkori Pass, porta d'ingresso dell'Acacus

Takharkori Pass, porta d’ingresso dell’Acacus

Sostiamo sul ciglio superiore della cosiddetta “Duna del non ritorno”nella zona del Wadi Afaar, così chiamata perché avendo un dislivello di 300 metri è possibile percorrerla solo in un senso.

DUNA DEL NON RITORNO

DUNA DEL NON RITORNO

AUTISTA E JEEP SU DUNA DEL NON RITORNO

AUTISTA E JEEP SU DUNA DEL NON RITORNO

Mabrùk, Nehjim, Omar e Masoud si divertono a spingerci per farci rotolare giù, per poi risalire e ripetere.

DUNA DEL NON RITORNO : GRUPPO

DUNA DEL NON RITORNO : GRUPPO

In pochi minuti ci riappropriamo dell’infanzia, attraverso questo elementare divertimento. Iniziato anche un gioviale corteggiamento degli autisti verso le donne del gruppo, Gioacchino, amico comune delle più pretese viene dichiarato “segretario particolare”. Ci chiediamo“chi sarà la preferita dell’harem? Simona, Grazia o Isabella?”. Le risate a crepapelle rimbombano nell’eco di quel magico posto, con l’anfiteatro di dune gigantesche in successione e formazioni rocciose dai colori bruniti, costituenti le pareti di Uan Bubbu, preludio di una serie infinita di siti rupestri.

PANORAMA DESERTO DA UAN BUBBU

PANORAMA DESERTO DA UAN BUBBU

Nelle vicinanze un’alta duna sorretta da due aspri contrafforti rocciosi attrae il nostro desiderio di scalata. Arranchiamo come granchi per il ripido pendio sabbioso senza sudare per la fatica, nonostante la temperatura sia molto alta, ma secca, ammaliati dalla visione del panorama sottostante. Allah ha sicuramente disegnato come un quadro naif questo luogo di naturale e sconvolgente bellezza: le dune si succedono nella tavolozza di colori tra innumerevoli pennellate con sfumature di rosa, arancio e rosso.

Duna con sfumature di rosa, arancio e rosso

Duna con sfumature di rosa, arancio e rosso

Tra i ghirigori che orlano i crinali dei fech fech (zone di sabbie molli ed instabili scolpite dal vento) sembra di leggere alcuni versetti coranici, espressi con caratteri cufici arabi, mentre tra le loro pieghe, dove le ombre si proiettano,la fantasia della nostra immaginazione associa sembianze sublimate di profili tuareg col capo avvolto da cheche. Il gioco e l’infanzia si riappropriano di noi, che gareggiamo ad immaginare nei profili di rocce circostanti, che si stagliano nel blu intenso del cielo, statue antropomorfe, sagome di teste coronate, cammelli a più gobbe, proboscidi d’elefante, esattamente come si fa osservando le nuvole.

ROCCE CON SAGOME ANTROPOMORFE

ROCCE CON SAGOME ANTROPOMORFE

In sintonia con tanta visione d’arte sublimata l’arco di Fozzigiaren, simile ad una enorme proboscide, ci appare nella sua mastodontica e statuaria bellezza.

ARCO FOZZIGIAREN

ARCO FOZZIGIAREN

Simbolo stesso di tutto l’Acacus è un luogo famoso che abbiamo poco tempo di godere in esclusiva: l’arrivo chiassoso di numerose jeep di turisti proprio sotto l’arco riporta alla mente i motoscafi dei  Vip ancorati davanti ai faraglioni di Capri.

ARCO FOZZIGIAREN CON j4x4 E TURISTI

ARCO FOZZIGIAREN CON 4×4 E TURISTI

Lungo le pareti rocciose nelle sue immediate vicinanze, alcune grotte presentano dipinti in ocra scene di vita quotidiana e graffiti con scritture Tifinagh, finchè al tramonto la duna ai piedi dell’arco accoglie il campo notturno.

DOPPIA ESPOSIZIONE CON SCRITTURE TIFINAGH E DESERTO

DOPPIA ESPOSIZIONE CON SCRITTURE TIFINAGH E DESERTO

Ottime ghiottonerie culinarie a sera: Gioacchino, ormai integratosi nel territorio, invitato a cena intorno al fuoco dei nuovi amici, dai quali è affettuosamente chiamato “Jachini”, non volendo dispiacere il cuoco Nicolò né il proprio desiderio di nuove golose “scienze” assaggia da entrambi i menù dichiarando di gradire entrambi; poi si lascia scappare “però nella pasta degli autisti c’è troppa harissa!”. Simona avvistato un gerbillo cerca di adescarlo con briciole di pane, facendolo avanzare poco alla volta a sé fino ad accarezzarlo, tra le grida isteriche di Grazia, sua amica. Questa inorridita richiama Mabrùk, affichè se la prenda per sempre, rinunciando alle velleità di preferita dell’harem. Tra risate ed ironici interventi, la serata prosegue con uno spettacolo “Son et Lumière”. Nehjim precede a sorpresa l’arrivo di altri autisti, vestiti tipicamente con larghi pantaloni alla turca, camicione lungo con collo coreano e cheche sul capo, che avanzando in fila indiana suonano il flauto (creato con un paletto di tenda forato) e la ghirba (cornamusa ricavata dalla pelle di capra), cantando canzoni arabe.

FESTA CON MUSICA E BALLI

FESTA CON MUSICA E BALLI

Sedendo intorno al fuoco, a turno si alzano invitando a ballare le donne, cingendole con la cheche per evidenziare il movimento ondulatorio del bacino. Sotto il naturale spettacolo di luci, la luna sorgente e le stelle, tra percussioni su taniche vuote come tam tam e battimani in sincronia con esse, la festa continua fino a notte inoltrata, con degustazione della rara grappa di datteri, offerta da alcuni autisti ed unica eccezione ai rigidi divieti islamici. Colori…vivi e fusi intorno a noi, nei numerosi siti rupestri dell’Acacus. In questa magica cornice la fusione tra i due gruppi e gli autisti è completa: ogni cuore della carovana si è replicato intorno, scambiando con la controparte il back ground di emozioni e traspirando serenità, allegria, fiducia.

WADI TESHUINAT DOPPIA ESPOSIZIONE CON SCRITTURE TIFINAGH

WADI TESHUINAT DOPPIA ESPOSIZIONE CON SCRITTURE TIFINAGH

Passando in rassegna l’importante galleria d’arte rupestre, da una grotta ad una parete rocciosa nel largo Wadi Teshuinat, conosciamo svariate e interessanti rappresentazioni,attraverso dipinti e graffiti, di scene di vita quotidiana risalenti da10.000 a più di 500 anni fa, distinte in 4 periodi. Amalia, esperta d’arte, fa notare alcuni particolari tra le diverse espressioni artistiche graffite e pittoriche.

GRAFFITI CON ARCIERI

GRAFFITI CON ARCIERI

Il periodo delle “teste rotonde” con figure umanoidi fa ipotizzare che nel lontano passato gli extraterrestri siano passati di lì. Il periodo, che arriva fino al 2000 a.C., rappresenta elefanti, struzzi, giraffe, ippopotami, bovini e alcefali, indicanti che il Sahara era anticamente ricco di natura rigogliosa. Nel terzo periodo, con la comparsa nei dipinti di cavalli e cammelli, s’intuisce l’avvenuta desertificazione del luogo,mentre nel quarto periodo sono introdotti i caratteri dell’alfabeto Tifinagh.

Incisione dell’acconciatura, detta dei parrucchieri

Incisione dell’acconciatura, detta dei parrucchieri

Splendida è la grotta con l’incisione dell’acconciatura, detta “dei parrucchieri”, famosa per i graffiti erotici quella di Tin Lalan.

GRAFFITI EROTICI TIN LAN LAN

GRAFFITI EROTICI TIN LAN LAN

L’ombra di una parete rocciosa nel Wadi Teshuinat permette di sostare al fresco, fare uno spuntino e recuperare alcune forze. Omar, affaccendandosi intorno ad una ruota, viene avvicinato da Isabella che, con l’intento di aiutarlo, dice spontaneamente “…ho sempre sognato fare il meccanico”. Questi, raggiante per avere come aiutante una donna, carina per giunta, ripete in italiano i nomi degli oggetti in uso “ammortizzatore.. candela.. boccola”, che diventano rispettivamente “mottizatore.. kanella..borkole”, tra l’ilarità dei presenti, che hanno iniziato una lotta serrata con le mosche, disturbatrici dell’ozio quotidiano. Il tour prosegue con il “gotico” arco di Tin Ghaliga, così definito dai virtuosi effetti cromatici dei suoi 4 pilastri ed archetti, che lo sorreggono.

ARCO TIN GALIGHA

ARCO TIN GHALIGA

Esso segna il passaggio dall’Acacus, da cui fuoriusciamo con dispiacere, al Wadi Mathendush attraverso la difficile pista che taglia il pietroso deserto del Messak Mellet (bianco) e poi Settafet (scuro), per pervenire dolcemente alla rosse sponde di sabbia infuocate dai raggi del sole al tramonto dell’erg Murzuq.

WADI MATHENDUSCH

WADI MATHENDUSCH

Ancora un’overdose di graffiti in seno al Wadi Mathendush, percorso sotto il sole inclemente con un minitrekking lungo un letto fluviale fossile, oggi fiume di sabbia mista a grandi pietre levigate e ciottoli, per ammirare i graffiti famosi della “fuga delle giraffe” a In Galguien

WADI MATHENDUSCH FUGA GIRAFFE - IN GALGUIEN

WADI MATHENDUSCH : FUGA DELLE GIRAFFE – IN GALGUIEN

e di “gatti mammoni, elefante con orecchie a farfalla, coccodrillo” alla fine dello stesso wadi.

WADI MATHENDUSCH : ELEFANTE CON ORECCHIE A FARFALLA

WADI MATHENDUSCH : ELEFANTE CON ORECCHIE A FARFALLA

Strada facendo in cerca di un riparo dal sole dove fermarsi, Nehjim frena improvvisamente, sale sul tetto della sua jeep e, scrutato l’orizzonte, si rimette in moto seguito dalle altre 4×4 saettando tra massi affioranti. In quell’arida parte di deserto c’è un’unica acacia, alla cui ombra finalmente si può riposare.

BALISE E JEEP ALL'OMBRA DI ACACIA

BALISE E JEEP ALL’OMBRA DI ACACIA

Uno spettacolo inusuale in quella zona è la visione di policromi colori, con cui si presenta una striscia di terreno verde intenso, tra il colore sabbia del deserto circostante e il rosa salmone sullo sfondo dell’Erg Berjuij. Non è un miraggio, ma solo lo straordinario bagliore ottico nei pressi di una fattoria, dove alcune oasi sperimentali di ricerca agricola sono coltivate a grano, sotto lo stillicidio di una innaffiatrice automatica circolare, che pompa acqua da una falda.

oasi sperimentale di ricerca agricola

oasi sperimentale di ricerca agricola

Paradiso sulla terra…armonia nei cuori. Dopo una visita nei pressi di Germa all’antica Garama, città dei Garamanti oggi in rovina, il clou del viaggio si materializza con l’ingresso nella Ramlat Dawada.

GARAMA : ROVINE CON PALME

GARAMA : ROVINE CON PALME

Erg di natura più consistente tentano invano di riempire gli occhi, che rincorrono disperatamente a cercare l’orizzonte dentro il mare di sabbia d’Ubari. Tra le ombre longitudinali disegnate dalle dune parallele sembra di vedere lunghe braccia di angeli alati strette ed invitanti.

GRANDE MARE DI SABBIA DI UBARI

GRANDE MARE DI SABBIA DI UBARI

Durante la notte passata nella Ramlat fa la sua comparsa il ghibli capriccioso che riempie di sabbia i bagagli e tutto ciò che rimane fuori essi. Lo smontaggio tende è un pò più lento del solito anche a causa del recupero della tenda di Mario, che ha deciso di involarsi come un aquilone. ‘E anche l’ora della SALAT, uno degli obblighi coranici cui deve assolvere ogni buon musulmano e i nostri autisti, come ogni mattina, si inginocchiano in direzione della Mecca per pregare.

OASI

OASI

La carovana avanza con sali e scendi tra dune e piccole oasi con ethel, palme e cespugli di tamerici a corona, preludendo la visione di alcuni paradisiaci laghi salmastri, Mahfou, Mandara,

LAGO MANDARA

LAGO MANDARA

Om El Ma (la madre di tutti i laghi) e Gabraoun, sulle cui rive c’è un villaggio prima abitato dai Dawada mangiatori di vermi, gamberetti che usavano pescare nel lago per nutrirsi.

LAGO GABRAOUN OM EL MA

LAGO GABRAOUN OM EL MA

Sostando presso un’area attrezzata all’ombra di una zeriba sul lago Gabraoun, esso vive e fa vivere emozioni grazie alla vegetazione lussureggiante delle palme da datteri e delle canne, che si riflettono in esso insieme all’alta duna rosa. Il villaggio abbandonato presenta ancora le sue umili case senza tetto, ma con mura imbiancate di calce che conservano pitture geometriche colore pastello, che contrastano con l’aria spettrale del luogo.

LAGO GABRAOUN OM EL MA CON RIFLESSO

LAGO GABRAOUN OM EL MA CON RIFLESSO

Un bagno ristoratore nelle sue calde acque è preludio di un relax collettivo sotto la zeriba, accanto ai nostri amici autisti. Mabrùk fa un corso di fotografia, imparando ad usare macchina fotografica con cavalletto ed autoscatto sotto l’occhio vigile del “maestro Gioacchino”, suo amico del cuore; io ritento con un corso avanzato di arabo con Masoud, ma sono fermamente deciso ad imparare a decifrare anche il “Tifinagh” ! Nicolò scala la duna di fronte il lago (…da bravo trekker non vuol perdersela!), Alba e Carlo aggiungono pagine ai loro diari; Mabrùk, sempre lui, si fa trascrivere in italiano le parole che Gioacchino era solito ripetere alla vista di ciò che lo colpiva “Fantastico… Eccezionale… Magnifico”, mentre con l’aiuto del vocabolario Italo-arabo di Amalia cerca la traduzione in arabo di “Peccato!!”, interiezione di cui non è facile spiegare il senso non letterale. Durante questa sosta, sopraggiunge una carovana di tedeschi, accompagnata dagli autisti, ormai nostri amici di feste notturne sotto l’arco di Fozzigiaren. Tutti gli autisti improvvisano un festa con musiche già note e noi, come i “topi col pifferaio magico”, siamo attirati a partecipare con balli, canti ed applausi.

LAGO GABRAOUN : FESTA

LAGO GABRAOUN : FESTA

C’è una atmosfera magica e una tale intesa che perfino quando si spostano nel campo dei “tedeschi”, che invano cercano di coinvolgere, li seguiamo. Gli autisti sono euforici ed in particolare i nostri che, ricevendo i complimenti dai loro colleghi per la spontanea partecipazione del gruppo (cioè noi), replicano con il linguaggio non verbale dei gesti, facendo capire che con i turisti italiani il lavoro è un piacere. Indirettamente è un complimento per noi, che ne siamo orgogliosi. Tra foto di rito conclusive salutiamo allontanandoci dalla Ramlat. L’itinerario carovaniero volge al termine.

TRAMONTO E CIELO ROSSO NEL DESERTO

TRAMONTO E CIELO ROSSO NEL DESERTO

All’alba, dopo commossi e affettuosi saluti con i nostri amici autisti, con reciproche promesse di scambi telefonici ed epistolari, ci aspetta un lunga tappa di avvicinamento a Tripoli

TRIPOLI CORNICHE CON HOTEL CORINTHIA

TRIPOLI CORNICHE CON HOTEL CORINTHIA

e la visita della vicina città romana Leptis Magna e del suo spettacolare teatro,

LEPTIS MAGNA -   ANFITEATRO

LEPTIS MAGNA – ANFITEATRO

le cui origini risalirebbero a un porto fenicio del VII secolo a.C., come “altrettanta magna” conclusione del viaggio nel deserto libico. Il deserto, nel cui immenso abbiamo perso il contatto con la realtà quotidiana, ci ha permesso di ritrovare i nostri arcani ricordi in attesa del verificarsi degli eventi, senza ipotizzare l’immediato futuro. La sabbia sottile del deserto, con le emozioni vissute sopra essa, shway shway (piano piano) ha smussato i nostri stereotipati comportamenti occidentali, da troppo tempo induriti, addolcendo gli animi, facendoci tornare “bambini dentro” e restituendoci l’equilibrio psicofisico.

LEPTIS MAGNA - MERCATO

LEPTIS MAGNA – MERCATO

A Leptis Magna – ricordo – passeggiando sulla spiaggia davanti al mare prima di ripartire, ancora un saluto conclusivo alla “madre sabbia”, a cui ci sentiamo profondamente legati, poi voltate le spalle andiamo.

…Sicuramente i nostri corpi vanno, ma i cuori nostalgici rimangono lì, prigionieri tra i granelli di sabbia “nel mare del non ritorno”, con cui un giorno aspettano di ricongiungersi… se Dio vuole!… In sh’Allah!

ARCO DELL'ELEFANTE CON GRUPPO

ARCO DELL’ELEFANTE CON GRUPPO

Foto scannerizzate da diapositive – dal viaggio in ACACUS LIBIA (fatto nel marzo 2001)

AUTISTA CAVALCA DROMEDARIO

AUTISTA CAVALCA DROMEDARIO

GHAT : GUIDA TUAREG

GHAT : GUIDA TUAREG

ARCO DELL'ELEFANTE

ARCO DELL’ELEFANTE

impronte sulla duna

impronte sulla duna

L’ALBUM COMPLETO DELLE FOTO E’ VISIBILE SU FLICKR ( ALBUM ACACUS LIBIA )

CLICCANDO SUL LINK SOTTOINDICATO

https://www.flickr.com/photos/giuseppe_russo/sets/72157650401109969/  

12 pensieri su “LIBIA

  1. eugeniapa

    Commoventi per me queste splendide foto anche perché mi ricordano quel che ho avuto la fortuna di vedere in Algeria dove oggi non credo sia ipotizzabile andare a causa della deriva politica e dopo tutto ciò che è accaduto negli anni 90′.
    In Libia per mezzo secolo vi sono state missioni archeologiche italiane importantissime: a Sabratha, Leptis Magna, Cirene organizzate anche dall’Università di Palermo e dirette dal Prof. Nicola Bonacasa. Deve essere stato un sogno questo vostro viaggio.

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  2. letizia del bubba

    Non sono stata in Libia purtroppo ma molti anni fa andai in Siria e anche se i mezzi di comunicazione non ne parlano anche li c^e una guerra contro Assad e l^isis. Ho letto un bel libro reportage di Francesca Borri fotografa e giornalista free lance ^La guerra dentro^. Quando si ha visitato un paese in pace e^ così difficile immaginarlo in guerra e ripensare alle persone che abbiamo incontrato conosciuto e ci chiediamo se saranno ancora vive….

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    1. Russo Giuseppe Autore articolo

      Verissimo ciò che dici Letizia…gli orrori non devono farci dimenticare ciò che la natura ha fatto.
      I nostri ricordi insieme alle foto servono anche a non dimenticare le persone che abbiamo conosciuto lì.

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  3. Enza

    Grande Giuseppe! Solo tu puoi rendere così tangibili e suggestivi i racconti dei tuoi viaggi, sembra quasi di aver vissuto le esperienze che hai fatto…

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  4. Anonimo

    Grande Giuseppe! Solo tu puoi rendere così palpabili e suggestive le emozioni dei tuoi viaggi, sembra quasi di aver vissuto con te le esperienze che hai fatto…

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    1. Russo Giuseppe Autore articolo

      Grazie…devo dire che ho scritto davvero ciò che pensavo e sì… le emozioni tornano a galla..a maggior ragione in questi giorni in cui il problema libico si è egualmente presentato con le sue ansie e paure.
      Grazie del commento e chiunque tu sia ti inviterei a registrati sul sito del BLOG come FOLLOWER,
      perché attualmente sei inserito come Anonimo !

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  5. Enrico

    Complimenti Giuseppe, immagini suggestive che ci rendono sempre più consapevoli della follia dell’uomo, e che la nostra civiltà è sempre più palesemente contro natura. Speriamo che alla fine, tutta questa bellezza salverà il mondo.

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    1. Russo Giuseppe Autore articolo

      Grazie Enrico. La bellezza è intorno a noi,,ma credimi quella del deserto è unica, pulita come la gente che ci vive (anche se nomade).
      Sensibilizzare su questo tema è importante per sapere cioè che è, prima di comprendere come intervenire.

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    1. Russo Giuseppe Autore articolo

      ho pubblicato con piacere quanto scrissi al ritorno del viaggio, proprio perchè alla luce di quanto sta accadendo si prenda maggiore consapevolezza di cosa sia l’Acacus, la Libia e la sua gente squisita e genuina.

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