YEMEN ( UNA GRANITA AL QAT )


GRANITA AL QAT Yemen copertina

GRANITA AL QAT Yemen copertina

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UNA GRANITA AL QAT   YEMEN

Emozioni, ricordi e riflessioni di ritorno da un viaggio in Yemen tra cielo e terra

Yemen notturno a Thula

Yemen notturno a Thula

In un pomeriggio afoso, sto gustando una rinfrescante granita, seduto al tavolo di un centralissimo bar della mia Palermo settembrina in attesa di un amico, a cui ho dato appuntamento. Un gruppo di ragazzi entra sedendosi accanto e chiacchierando. “Chiamiamo Ninni e Lia, dovrebbero già essere tornati dal mare” esclamano pronti col telefonino cellulare in mano. Ostentando ognuno il suo, come fosse oggetto di prioritaria importanza, cominciano a elencare una serie di funzioni tecniche, che distinguono il proprio dagli altri. Li osservo col sorriso di chi coglie un nesso logico ed allo stesso tempo irrazionale, attraverso un ricordo emotivo, con una simile situazione realmente vissuta appena quindici giorni prima nello Yemen. Sono seduto al tavolo di un locale all’aperto davanti Bab al Yaman a Sana’a, gustando un caffè alla cannella.

SANA'A Bab el Yemen

SANA’A Bab el Yemen

Un gruppo di uomini yemeniti seduti accanto bevono tè e masticano qat con consuetudine quotidiana. Discutono animosamente, estraendo la propria Jjambiya dal rispettivo fodero legato con una cintura a vita; ognuno tiene ben salda la propria, confrontandola con le altre per materiale, forma ed affilatura della lama.

uomo con jiambya

uomo con jiambya

Ogni paese ha le sue usanze, e tra queste alcune in cui l’uomo riversa le sue attenzioni per un particolare oggetto, a cui attribuisce un significato, come ogni Status Symbol che si rispetti: come il telefonino cellulare è segno di riconoscimento di benessere per il proprietario occidentale, così la jiambiya lo è per il proprietario yemenita, che con essa contraddistingue la sua virilità e l’appartenenza ad una classe sociale, di importanza più o meno politica o economica, a secondo della foggia dell’impugnatura del pugnale.

JIAMBYA

JIAMBIYA

Seduto insieme ad Ada, una simpatica compagna “yemenita”, in attesa di essere raggiunti dal gruppo, decanto lo splendore di Sana’a, in cui ci troviamo. La città vecchia è una delle più grandi “medine” perfettamente conservate nel mondo arabo.

Sana'a : la città vecchia cinta da mura

Sana’a : la città vecchia cinta da mura

Essa lascia il visitatore sbalordito per l’imponenza delle sue case-torri, le cui facciate sono movimentate da gustose e ricercate decorazioni e da motivi ornamentali in gesso. Spesso ghirigori bianchi inventano una finestra per favorire una simmetria, altre volte compongono una frase tratta dal Corano per inneggiare alla grandezza di Allah.

Finestre decorate con alabastro e gesso

Finestre decorate con alabastro e gesso

L’UNESCO nel 1984 l’ha dichiarata patrimonio universale da salvaguardare ed è piacevole perdersi per i suoi numerosi vicoli senza alcuna meta.

Donne a Sana'a

Donne a Sana’a

Ci raggiungono i rimanenti compagni di viaggio, di ritorno da uno shopping sfrenato al souk, esibendo i souvenirs acquistati come feticci: gioielli in argento, corallo ed altre pietre semipreziose, jiambiya, straich (lanterne) in ottone, tamburi, cannella, pistacchi, zafferano, cardamomo e altre spezie. Si uniscono al nostro tavolo, per dissetarsi con un te, entrando in conversazione anche loro sul tema di questo viaggio. Mario e Donatella esprimono i loro commenti per le emozioni vissute a Shihara,

Jeep per Shihara

Jeep per Shihara

raggiunta con 2 pick-up dopo una ascesa ripida su strada levigata con grandi pietre nere locali. Durante il percorso, a Suq al-Kamis, un locale armato punta il suo fucile contro un autista dei nostri mezzi, impedendoci il passaggio. Jahya, la nostra guida, interviene per sanare l’astioso gesto, continuando a masticare qat, spiegandoci che è causato da un precedente non risolto tra i due, in cui noi non c’entriamo ma siamo solo spettatori atterriti alla vista di armi pronte allo sparo. Sedata la lite, Jahya esclama “FIASSAN MA YUMKIN, JALLA JALLA! (Tutto bene, andiamo andiamo!), ed avanziamo tra tornanti tortuosi, mentre la temperatura diventa più frizzante man mano saliamo. Solo dopo essere arrivati a Shihara, villaggio a 2600 mt. di quota sospeso tra cielo e terra, si può comprendere come mai 400 anni fa, rifugio dell’Imam durante l’invasione dello Yemen ad opera dei Turchi Ottomani, esso non fu mai espugnato, nonostante numerosi assedi.

Shihara : raccolta acqua nelle cisterne

Shihara : raccolta acqua nelle cisterne

I Turchi non potevano certo sapere che i locali abitanti di Shihara potevano sopravvivere, traendo sostentamento per i viveri, dalle terrazze coltivate il sottostante abitato, che dal basso appariva come una fortezza di mura di pietra, e per l’acqua da un sistema di numerose cisterne a cielo aperto che raccoglievano ogni goccia d’acqua piovana.

Shihara

Shihara

L’architettura delle case-fortezza e il sistema della coltivazione su terrazze e della raccolta dell’acqua piovana, ancora oggi usati, sono testimonianze di un raffinato ed antico passato. Siamo infatti nel favoloso regno della regina di Saba, quando lo Yemen era il passaggio obbligato dei traffici diretti verso l’estremo oriente ed i suoi porti erano scalo sulla rotta delle Indie, da dove venivano trasportati le spezie, l’incenso, le sete ed i metalli preziosi, attribuendo allo Yemen l’appellativo di Arabia Felix. Visitiamo questo suggestivo villaggio avvolto ancora da nebbie crepuscolari ed immerso in una quiete “fuori dal mondo”, iniziando una lenta discesa a piedi.

gruppo al ponte dell'Iman

gruppo al ponte dell’Iman

Attraversiamo il famoso “Ponte dell’Imam”, costruito nel XVII sec. sul ciglio di una suggestiva gola profonda 300 mt., e diversi agglomerati rurali, animati da contadini intenti al lavoro dei campi, tra terrazzamenti coltivati e vista sulla valle.

Bambine capuccetto

Bambine capuccetto

Stuoli di bambini ci seguono festosi, improvvisando presso una cisterna d’acqua con naturalezza gare di nuoto e tuffi, aiutandosi a stare a galla con bidoni di plastica vuoti e cinti alle spalle con stracci.

BAMBINI GIOCANO NELLA CISTERNA CON BIDONI COME GALLEGGIANTI

BAMBINI GIOCANO NELLA CISTERNA CON BIDONI COME GALLEGGIANTI

Ada ed Emanuela vengono scortate a vista “mano nella mano” verso valle da due bambini, che dichiarano loro affetto. Questo spettacolo rimane a lungo un ricordo graditissimo per tutto il gruppo per l’eccezionalità del luogo montano e la spontaneità dei giovani attori, che suscita ancora oggi emozione.

in mano con bambini

in mano con bambini

Andrea e Laura rimangono molto colpiti dalla diffusione delle armi in tutto lo Yemen e soprattutto dal villaggio, loro facile mercato, di Suq At-Talh al confine con l’Arabia Saudita. Qui commercianti locali espongono alla vendita di tutti fucili FAL, MAUSER e GARAND, mitra sovietici KALASHNIKOV o d’imitazione con il caratteristico caricatore a mezzaluna, pistole tedesche, bazooka, penne lanciaproiettili, granate ed altri tipi di armi sofisticate.

Suq At-Talh mercato delle armi

Suq At-Talh mercato delle armi

Tanto a Suq At-Talh c’è la maggiore ostentazione e vendita di armi, quanto in tutto lo Yemen esse sono alla portata di tutti, nonostante in teoria girare armati sia vietato. L’influenza del potere centrale arriva solo a Sana’a ed in qualche altro grosso villaggio, dove il porto d’armi è impedito. Chi entra in città deve lasciare il suo Kalashnikov alla gendarmeria, che gli viene rilasciato al suo allontanamento. Nella restante parte dello Yemen questa legge rimane solo teoria. Infatti il possesso attuale delle armi degli yemeniti è retaggio dei loro avi al tempo dell’Imam, i quali dovendo sottostare ai pagamenti sotto forma di tributi ad esso, lottavano spesso tra di loro per aver più spazio vitale o favoritismi presso l’Imam stesso. Ecco l’origine delle varie tribù e dell’uso indiscriminato delle armi. Oltre alla jiambiya, il fucile è oggi l’altro inseparabile amico e compagno di ogni yemenita. Se un vecchio proverbio latino dice che l’uomo senza denaro è un uomo morto, nello Yemen lo stesso concetto è applicato a chi non ha con se un’arma: jiambiya, fucile o altro.

a casa dell'autista (fucile)

a casa dell’autista (fucile)

Il nostro autista Kaleb a Manakha, sua città natale, portava il fucile a tracolla, come un borsetto, chiamandolo affettuosamente ALI’ BABU (PAPA’ ALI’), come molta gente comune per strada. All’unanimità i luoghi più graditi risultano Thula, villaggio montano con case-fortezze costruite con mattoni di pietra,

Thula

Thula

Thula by night

Thula by night

e Manakha, interessante per il trekking svoltovi ed i festeggiamenti per il matrimonio a cui abbiamo assistito. La passeggiata-trekking in quota a Manakha è stata l’occasione per sgranchirci finalmente le gambe, dopo un lungo percorso su jeep. Si parte di primo mattino con la guida Mohamed, contattata la sera prima nel funduq dove pernottiamo. L’aria è molto umida per la nebbiolina mista a pioggia, tipica di questi luoghi montani in simili ore prediurne.

MANAKHA : paese tra le nuvole dopo trek

MANAKHA : paese tra le nuvole dopo trek

Dopo i primi passi con Kway, ci liberiamo dei “fardelli” perché l’aria è comunque calda e, camminando, il loro contatto sulla pelle è fastidioso. Il trekking, piuttosto facile perché in quota, si rivela interessante e vario: all’inizio avanziamo tra nuvole basse che ci avvolgono in una magica atmosfera, come una fitta nebbia, e poi sotto un tiepido e piacevole sole. Attraversiamo diversi villaggi (Hoteip, Al Kahel, Lakmat Al Gadi), tra moschee ismailite, dove le donne non sono velate ma hanno solo il capo coperto, e tra terrazzamenti coltivati a riso, sorgo, mais, dove fanno capolino anche alberi da frutta e gli arbusti del qat. Ci fermiamo spesso a fotografare il paesaggio, con le nuvole basse interposte tra noi ed i villaggi a valle, mentre numerosi bambini si avvicinano a noi curiosi.

MANAKHA : panorama con bimbi dopo trek

MANAKHA : panorama con bimbi dopo trek

Il sensibile Andrea “pollice verde per natura”, cataloga e registra nella sua mente le varie specialità “botaniche” man mano incontrate, finchè scopre e raccoglie con l’intera radice l’orchidea che lo renderà famoso al mondo intero. La mostra orgoglioso ad ognuno degli altri “trekkers”, battezzandola in onore della sua “Cicci <YEMENIYA AL-CICCY> . William, ragazzone piuttosto cresciutello, insegue invece la natura, immortalando proprio tutto con le sue tecnicissime macchine fotografiche, incurante del rischio di restare spesso indietro e di essere richiamato da sua moglia Anita “…Willyyyy, vieni subito!!!…” Scendiamo a valle raggiunti dalle jeep in attesa all’ingresso del villaggio di Al-Hajjarrah, accettando l’invito del nostro autista Kaleb a visitare la sua famiglia, residente proprio a Manakha. ‘E l’occasione per conoscere da vicino uno spaccato di vita familiare. La moglie Samira ci accoglie presentandoci 5 dei loro 7 figli nella stanza riservata agli ospiti ed arredata per terra con cuscini e tappeti e alle pareti con arazzi e due fotografie a testimonianza del glorioso impiego di Kaleb come autista in Arabia Saudita. Le figlie più piccole, Sapha e Raja, ci offrono il QAHWA (tipico caffè yemenita) aromatizzato alla cannella e alcuni melograni. Poi Samira si ritira nei suoi ambienti domestici, facendosi raggiungere solo dalle donne, mentre noi uomini rimaniamo in salotto con Kaleb e Mustapha (il figlio più piccolo di 18 mesi) a vederlo masticare qat.

QAT : A casa dell'autista con figlio e qat

QAT : A casa dell’autista con figlio e qat

Ritorniamo al funduq per la cena, ma il “clou” della serata deve ancora avvenire: siamo stati invitati ad un matrimonio. Oggi sposa il cugino di Kaleb e usciamo ancora per partecipare ai festeggiamenti degli sposi, che in Yemen usano festeggiare solo tra uomini o tra donne. I festeggiamenti cominciano per strada con un corteo lunghissimo.

CORTEO di matrimonio

CORTEO di matrimonio

Due sposi maschi abbinati sono preceduti da una doppia fila di uomini, che avanzano a piccoli passi tenendosi per mano, e di cui entriamo a far parte noi ed eccezionalmente anche le donne del nostro gruppo. Gli sposi sono vestiti con abiti sontuosi con una corona di fiori in testa ed una collana di fiori al collo. Sono preceduti da due paggetti che avanzano portando delle candele accese e da un cantore, che accompagnato da musica inneggia canti augurali in loro onore. Mentre la doppia fila avanza lentamente davanti a loro, alcuni uomini a gruppetti danzano e altri ancora dallo stesso posto in cui si trovano sparano in aria colpi di fucile e perfino di mitra, presi da raptus contagioso.

MATRIMONIO Spari per festeggiare

MATRIMONIO Spari per festeggiare

Il rumore assordante spacca i timpani e mentre noi sobbalziamo ad ogni colpo, loro sorridono piuttosto divertiti. Tra scoppiettii di razzi e mortaretti e rumori degli spari, che penetrano anche le budella, tra odore di polvere da sparo e canti assordanti amplificati dal megafono, arriva il “clou” della festa. Ad uno spiazzo improvvisato davanti ad una attenta folla di invitati e curiosi, affacciati alle finestre delle case prospicienti, i due sposi vengono prima portati a spalla, facendo alcuni giri in tondo, e poi fatti accomodare su due poltrone. Essi porgono le loro collane di fiori ad un fine cantore e al suo accompagnatore musicale, che cantano ancora degli stornelli di elogio in loro onore. Nel piccolo spiazzo antistante si succedono a due a due coppie di uomini che danzano il ballo della Jiambiya, mentre all’esterno della folla continuano a sparare mortaretti. Finiti i festeggiamenti “di piazza”, iniziano quelli privati nelle rispettive case degli sposi, dove onoratamente presentati ai genitori e parenti prossimi degli stessi veniamo introdotti nella stanza preparata con un sontuoso rinfresco imbandito al centro per terra.

Matrimonio BANCHETTO

Matrimonio BANCHETTO

Gustate alcune specialità, in cui primeggiano la carne di montone, il pollo, la salta, verdure speziate, riso e pane, veniamo introdotti presso il “mafraj”, una stanza della casa adibita a sala da fumo, con un’enorme “mada’a” (pipa ad acqua) per fumare il narghilè e per masticare il qat.

EMEN palazzetto con Mafraj

YEMEN palazzetto con Mafraj

Il “qat party” è un rito sociale molto sentito dagli yemeniti, specialmente in occasione di simili feste, dove la presenza di stranieri, come noi, rende quasi più dignitoso il festeggiamento del matrimonio. Il qat è una droga leggera, ricavata dalla masticazione della”chata edulis”, un arbusto coltivato ad altitudini comprese tra i 1500 e i 2500 mt., che ha sostituito gradatamente nello Yemen la coltivazione del caffè. Esso è una droga leggera, un blando stimolante, che gli yemeniti consumano in enorme quantità, nonostante la vendita della “rubta” (piccola fascina di 6 o 10 ramoscelli di qat) che contiene foglie sufficienti a masticare per 3 o 4 ore, sia parecchio cara ed il suo uso fa venire in mente l’analogo abuso della coca dei popoli andini.

Yemen : omo con rubta di qat

Yemen : omo con rubta di qat

Il rito quotidiano della masticazione, più che un rito, è l’essenza stessa di un’esistenza che altrimenti non avrebbe altre gratificazioni: in questa terra poverissima il bisogno principale non è il cibo, ma la dose giornaliera dei sogni, attraverso il qat. Da nord a sud attraversiamo paesaggi di incomparabile bellezza, ma spesso con trasferimenti in jeep lunghi. Molti compagni così cadono volentieri tra le braccia di Morfeo, mentre altri più eruditi approfondiscono la loro cultura: Emanuela infatti si cimenta spesso con la lettura dell’ardito “Virtus Loci” di Mario Neve, mentre Mario legge “Il visconte dimezzato” di Calvino, emergendo ogni tanto dalla lettura per fare le fusa con la sua Donatella , per poi dire all’autista accanto .”…Com’è bella…la mia patata!” Sarà questa la frase-tormentone di tutto il viaggio, bollando Donatella con l’appellativo di “patata”. Ada ed Emanuela, confrontando le loro opinioni, riferiscono di avere gradito molto la visita dei mercati di Bayt Al-Faqih e Suq Adh-Dhabab nella zona della Tihama.

Mercato Bayt Al-Faqih con animali

Mercato Bayt Al-Faqih con animali

Il mercato di Bayt Al-Faqih molto animato il venerdì presenta 2 zone distinte: una all’interno del villaggio con commercianti di frutta, spezie, abbigliamento per locali, stoffe colorate e la curiosa presenza dei salassatori. Ognuno di essi nella sua bottega cura un paziente aspirando, attraverso dei coni primitivi attaccati alla pelle, poche gocce di sangue prodotte con una specie di raschietto che scalfisce l’epidermide senza traccia di sterilizzazione. La voglia di fotografarli è tanta, ma ci limitiamo perché rischiamo di essere presi a sassate. Una seconda zona, fuori il villaggio, appositamente recintata ospita un coloratissimo e polveroso mercato di bestiame, dove provengono animali da tutto la regione del Tihama: dromedari, pecore, capre e bovini vari. L’altro mercato, quello di Suq Adh-Dhabab, nei pressi di Ta’izz, è ancora più vivace, visitandolo la domenica lungo un wadi verdissimo in aperta campagna.

Suq Adh-Dhabab Mercato spezie

Suq Adh-Dhabab Mercato spezie

È animato da numerosi mercanti di spezie, alimentari e prodotti locali, con un apposito spazio riservato al commercio degli animali. Suq Adh Dhabab è senz’altro il mercato più interessante e colorato per la numerosa presenza di donne molto belle, dalla pelle più scura, vestite con abiti fantasiosi e vivaci e a viso scoperto, cosparso di polvere di curcuma, per allontanare gli insetti e ripararsi dal sole.

Suq Adh-Dhabab : ragazza con velo fuxia

Suq Adh-Dhabab : ragazza con velo fuxia

Andrea e Laura raccontano di avere gradito molto anche Bir’Ali, una spiaggia bianchissima ai piedi dei promontorio di Qana, dove abbiamo campeggiato 2 notti. Da questo luogo abbiamo fatto una breve escursione a piedi all’omonimo vulcano spento, al cui interno uno stupendo lago verde contrasta con la lava nera e l’azzurro dell’oceano indiano al suo orizzonte.

LAGO QANA

LAGO QANA

Alla sua sommità, invece siamo rimasti seduti in ascetica contemplazione a sinistra di questa vista e a destra della bianchissima spiaggia di Bir’Ali, bagnata dal mare e prospiciente il promontorio di Qana. Amleticamente interrogatici su quale lato fosse più bello, non siamo stati in grado di rispondere.

Bir Ali panorama da vulcano Qana

Bir Ali panorama da vulcano Qana

Io ricordo anche la tormenta di sabbia che ci ha travolto subito dopo in spiaggia, insinuando in ognuno di noi il dubbio se rimanere o partire subito. Dopo 1 ora circa la tormenta cessa e un sole splendente ci riconcilia con la natura del posto. È proprio vero che tormento ed estasi spesso vanno di pari passo. Ci tuffiamo ripetutamente nelle fresche acque del mare e godiamo quel magico luogo, facendo delle lunghe passeggiate alle baie che si succedono nei suoi immediati dintorni.

Bir Ali, la spiaggia

Bir Ali, la spiaggia

Acque colore turchese che contrastano con scogli affioranti verdi e neri. Granchi enormi che giocano a rincorrersi. Paguri in cerca di nuove conchiglie dentro cui rinnovare la propria casa. Uno stormo di uccelli che, migrando, oscura l’orizzonte. Gabbiani “Sule” che riposano incuranti della nostra presenza sulla battigia. Quel pezzo di paradiso terrestre rimane ancora scolpito nei miei occhi. La sera, dopo un colorato tramonto tra sfumature di arancio e rosa, ci vede raccolti a banchettare con ottimo ed abbondante pesce e solo una musica, proveniente dallo stereo della jeep ci riporta nel 21° secolo, sollecitando scatenate danze latino-americane, sotto lo sguardo divertito di altri turisti campeggiatori lì nei pressi e alcuni curiosi locali. Anita e Laura si scatenano, invitando i presenti. Ahmed, il nostro autista, è radioso per il successo della festa. Quando Mario, che ha dichiarato spesso durante il viaggio di essere istruttore di danza latino-americana, viene ripetutamente invitato a dare prova del suo talento insieme alla sua “patata”, si alza e si muove verso l’area di ballo, piovono applausi. Ma lui con un sorriso in bocca ed un bigliettino da visita in mano fa “Outing”, affermando di non essere istruttore di ballo, ma dottore commercialista con studio di consulenza a Padova. La sorpresa è tanta, ma la simpatia per lui altrettanta e scrosciano ancora molti applausi. Di notte sono piovuti 4 brevi, ma intensi scrosci d’acqua, nonostante l’aria fosse calda.

BIR ALI : le tende

BIR ALI : le tende

Abbiamo dormito, chi in tenda, chi sotto il telone steso tra le 2 jeep, chi in jeep, chi come gli autisti Ahmed ed Hussein sopra il tetto delle stesse auto. La discrezione di Hussein, interrogato sul motivo per cui non si fosse riparato sotto il telone insieme a noi quando era cominciato a piovere, è proverbiale perché ha risposto: “Non volevo disturbare”. La sveglia avviene prima dell’ora programmata: un branco di delfini decide di offrirci un ultimo stupendo ricordo di questo posto. Hussein si avvicina per svegliarmi, dicendomi: “Capo…ci sono delfini, SABAAH IL-KHAYR (buongiorno)”. Ci ritroviamo emozionati come bambini, passati immediatamente dal sonno alla vista eccezionale di uno spettacolo naturale, sulla riva ad osservare, fotografare e battere le mani per richiamare l’attenzione dei delfini. Non sono ancora le 6 e quasi in religioso silenzio ognuno si concede pochi minuti per un’ultima passeggiata individuale sulla riva di questo paradisiaco luogo, mentre un’alba rosa fa capolino dietro la cresta dell’adiacente promontorio di Qana. Adesso siamo pronti anche “dentro” per ripartire. Anita e William ricordano infine il Wadi Daw’an nel Sud Yemen, piaciuto a loro particolarmente per la tipica ambientazione “biblica” con verdi e rigogliosi palmeti e villaggi di case bianco calce, immersi nel frastagliato dedalo del wadi, il più grande dell’Hadhramawt.

Wadi Daw’an nel Sud Yemen

Wadi Daw’an nel Sud Yemen

Sulla sua via d’arrivo, ricordo, discutevamo che per alcuni il viaggio era già finito, non aspettandosi di vedere nel sud più nulla di interessante, dopo aver gradito molto il paesaggio e l’architettura del nord. Invece hanno tutti cambiato opinione: penetrati nel primo villaggio del Wadi Daw’an, dove ogni casa imbiancata a calce presentava decorazioni intorno alle finestre con motivi floreali dipinti con colori pastello di squisita fattura, sono rimasti incantati dalla magica atmosfera di quel luogo “biblico”.

CASE TIPICHE COLORATE Wadi Daw’an

CASE TIPICHE COLORATE Wadi Daw’an

Wadi Daw’an  finestre decorate

Wadi Daw’an finestre decorate

Ogni terreno in pianura, strappato al deserto e reso fertile dall’acqua, viene coltivato a sorgo, miglio e “famia” (un frutto simile al peperoncino), colture tipiche del luogo. Le donne, sempre di nero vestite, cui spetta il compito della loro raccolta, anche sotto l’implacabile sole cocente, vanno tra i campi riparandosi con buffi cappelli da “strega”, con la tesa larga ed il cono alto di paglia intrecciati.

Raccoglitrici sorgo con cappello da strega

Raccoglitrici sorgo con cappello da strega

Ad esse infatti sono demandati i compiti ed i lavori più umili: la raccolta dell’acqua, coltivare i campi, governare le greggi. Le donne rigorosamente coperte dai veli sono le grandi vittime di un rigorismo musulmano, che qui ha una delle sue principali roccaforti.

Donna con velo che porta acqua

Donna con velo che porta acqua

Le norme del Corano sono considerate leggi naturali e non vengono messe in discussione. Dicono i musulmani “Allah ha voluto gli uomini e le donne diversi tra loro come il Sole e la Luna. Vivono nello stesso universo, ma non s’incontrano mai, anche se insieme sono capaci di generare la vita.

SHIBAM PANORAMA

SHIBAM PANORAMA

La vera emozionante sorpresa del Sud per tutti è Shibam, soprannominata la “Chicago del deserto” per via dei suoi palazzi di fango alti fino a 7 piani e salvaguardata anch’essa come Sana’a dall’Unesco. La città è splendida. Ci accoglie all’ingresso una piazza, alla cui ombra anziani riuniti in circolo giocano col popolare passatempo del “domino”.

SHIBAM gioco a domino

SHIBAM gioco a domino

Altri di loro stanno seduti all’ombra, osservando chi passa, con un ramoscello di HOD tra i denti per pulirli e con la HABUA, una fascia di stoffa circolare chiusa che, cingendo i fianchi fino alle ginocchia piegate, permette di stare comodamente seduti in equilibrio senza cercare appoggio alla schiena.

SHIBAM : Uomo seduto con Habua

SHIBAM : Uomo seduto con Habua

Penetriamo all’interno della città attraverso strette strade sabbiose, costeggiando alti casermoni, antesignani degli occidentali condomini, soffermandoci all’ombra dei cortili per ripararci dal caldo opprimente.

SHIBAM

SHIBAM

Tutte le abitazioni hanno una porta d’ingresso in legno riccamente decorata e piccole finestre in legno intagliato da cui svolazzano tendine multicolorate.

SHIBAM  bambini alla finestra

SHIBAM bambini alla finestra

Particolarissimi di Shibam sono anche finestrini ripetuti quasi all’infinito sulla facciata della casa, come tanti oblò di una nave, da cui escono fuori a mala pena solo le teste di alcuni bambini, che attirati dal nostro passaggio ci gridano dall’alto: “Sadik Sura … Sadik Kalam… Sadik… mullajem – Amico foto… amico penna… amico caramella”.

Bimbi dietro grata finestra

Bimbi dietro grata finestra

Non dimenticherò mai la vista di quei teneri volti questuanti che sembrano uscire dal muro di fango. Un ricordo spiacevole viene menzionato solo per la curiosità del contesto: dopo l’attraversamento del deserto dell’Hadhramawt e la sosta nella tenda beduina di Shabwa, passiamo per Marib, dove ci vengono affidati, nonostante la nostra iniziale opposizione, 3 militari in borghese ed armati, che siamo costretti ad ospitare all’interno delle nostre 2 jeep fino a Sana’a. Avanzati di pochi km. l’autista Ahmed, avvertito uno strano rumore, si ferma e scende. I bulloni delle 4 ruote della ns. jeep sono allentati. Con l’aiuto del 2° autista Hussein li stringe e sale in macchina riprendendo la marcia, ma è sbiancato e stravolto in viso. È decisamente impaurito ed interrogato, farfuglia con voce sommessa: “…Jalla ….Jalla (Andiamo… Andiamo), qui non buono… arriviamo presto a Sana’a”. Poi il militare seduto accanto a lui gli riferisce parlando in arabo che 4 settimane prima in quel tratto c’era stato un tentativo di sequestro. Col senno del poi comprendiamo tutte le precauzioni della polizia di Marib nell’affidarci i 3 militari in borghese direttamente in auto con noi, anche se in verità lo svitamento dei bulloni alle ruote sembrava essere opera di ignoti ragazzini probabilmente a, dove avevamo sostato per una pausa-pranzo insieme ai nostri autisti.

MARIB STELE DEL TEMPIO REGINA DI SABA

BILQIS : TEMPIO DELLA REGINA DI SABA

Questi ricordi adesso ci fanno sorridere senza privarci tuttavia il piacere di essere stati in un luogo magico, sospeso appunto “tra cielo e terra”. Il mio personale ricordo piacevole va comunque a quella mattina in cui, spettando a Bir’ Ali la nostra quotidiana scorta, mi ero seduto con Ahmed al tavolo del ristorantino di fronte il posto di guardia militare. Ahmed raccontando alcune sue gesta eroiche, riferisce di quando durante la guerra tra Yemen Nord e Sud, accompagnando un gruppo di turisti ad Aden, era rimasto con essi prigioniero dentro la città trovando ricovero di fortuna presso privati in mancanza di strutture ricettive ufficiali, per poi riuscire a scapparne furtivamente e giungere a Sana’a in salvo. Un uomo, conoscente del gestore del ristorante, seduto di fronte a noi mi fissa continuamente, finchè sorridente, attraverso la traduzione di Ahmed, mi dice che somiglio ad una attore di un serial TV yemenita, un certo GAWAR TOBSHI. Rispondo anch’io con una risata fragorosa, dicendo che spesse volte mi avevano fatto notare la mia rassomiglianza con GANDHI, ma questa con l’attore yemenita mi risultava nuova ed eppur gradita. Ridiamo tutti, locali presenti compresi, bevendo tè come per festeggiare, finchè con gesto amicale l’uomo avanza verso me sorridendo ancora e batte una mano sulla mia spalla… Svegliatomi dal torpore in cui sono caduto, preda dei numerosi ed emozionanti ricordi, sento il mio amico di Palermo che, battendomi nervosamente la mano sulla spalla, dice: Ne avevo tempo ad aspettarti fuori dal bar, mentre tu eri seduto dentro! Ma perché ridi? Che cos’hai? Dove eri? Rispondo: “Yemen ma bein as’samaa wel ard (in Yemen tra cielo e terra)”. Di rimando lui: “Sei strano! Cosa hai preso al bar? Rispondo: “Una granita… una granita al qat”. Jalla…jalla (andiamo…andiamo)!   Ma’a S-salaama (Arrivederci)

SANA'A : LA MEDINA CON I MINARETI

SANA’A : LA MEDINA CON I MINARETI

Shibam donna sotto arco

Shibam donna sotto arco

dal viaggio in YEMEN (agosto 2000)  – FOTO SCANNERIZZATE DA DIAPOSITIVE

Tipiche finestre alabastro e gesso

Tipiche finestre alabastro e gesso

GRUPPO : una notte nel Funduq

GRUPPO : una notte nel Funduq

POTETE VEDERE ALTRE FOTO SULL’ALBUM FLICKR                                                                                  ( YEMEN, IL PAESE DELLE MILLE E UNA NOTTE )        

                              YEMEN : IL PAESE DELLE MILLE E UNA NOTTE

              https://www.flickr.com/photos/giuseppe_russo/sets/72157650093795110/

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