INDIA I LUNGO IL BRAHMAPUTRA: TRA LE ETNIE TRIBALI DI ASSAM E ARUNACHAL PRADESH


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INDIA I LUNGO IL BRAHMAPUTRA: TRA LE ETNIE TRIBALI DI ASSAM E ARUNACHAL PRADESH

donne di etnia APATANI

donne di etnia APATANI

 

 

Guwahati India – 1.877 km via terra o 2,10 ore in aereo da New Delhi e 983 km via terra o 1,05 ore in aereo da Kolkata – è la porta di accesso in Assam lungo la strada che, costeggiando le rive del fiume Brahmaputra, conduce in Arunachal Pradesh al confine sino-tibetano-birmano. L’etimologia del nome Assam è incerta; secondo alcuni deriverebbe dal sanscrito Asama “senza pari”. L’Assam divenne parte dell’India britannica dopo che la British East India Company occupò la regione in seguito alla prima guerra anglo-birmana del 1824-1826. L’Assam è circondato da sette stati membri della confederazione indiana: Arunachal Pradesh, Nagaland, Manipur, Mizoram, Tripura, Meghalaya e Sikkim, che nella regione del nord-est indiano morfologicamente assomigliano ad una curiosa proboscide d’elefante a cavallo del Bangla Desh. Geograficamente l’Assam e questi stati sono collegati al resto dell’India da una sottile striscia di terra lunga 22 chilometri, chiamata corridoio di Siliguri o “collo di pollo”, facente parte del West Bengala.

ARUNACHAL ASSAM MAP

ARUNACHAL ASSAM MAP

Dal punto di vista etimologico  Arunachal significa in sanscrito “terra delle montagne baciate dal sole nascente”, poiché per la sua posizione geografica è la prima in India a salutare l’alba. Pradesh significa semplicemente “stato”. I suoi territori montuosi, seguenti la linea di MacMahon  adottata unilateralmente dall’India come confine nel 1950, furono  amministrati dalla North East Frontier Agency fino al 1972, quando divennero un territorio dell’Unione Indiana, poi proclamato stato dell’Arunachal Pradesh nel dicembre del 1986. Tutt’oggi la questione della sovranità sulla regione non è ancora risolta e i cinesi chiamano la regione contesa Zangnan (Tibet meridionale). In questi territori dell’Assam e dell’Arunachal Pradesh vivono molte minoranze etniche, preservate dall’isolamento nelle valli himalayane e nelle limitrofe foreste birmane di confine. Pur appartenendo geograficamente all’India, esse presentano una mescolanza di tratti somatici affini al ceppo mongolo e tibeto-birmano, con occhi a mandorla e carnagione chiara. Esse vivono ancora oggi uno stile di vita in stretto rapporto con gli elementi naturali in uno degli ultimi paradisi asiatici, tra montagne verdi pieni di foreste e bambù, terrazze coltivate a riso baciate dal sole e gli affluenti himalayani del lunghissimo fiume Brahmaputra.

Mappa linguistica Nord Est indiano

Mappa linguistica Nord Est indiano

IL GRUPPO DEI MONPAS   

Per raggiungere prima Bomdila e poi la Tawang Valley, bisogna percorrere una serie di interminabili tornanti con traffico spesso bloccato dai lavori di manutenzione, interrotta da una sosta sul Se-La Pass a 4.176 metri d’altitudine, presso il grande portale con Stupa circondato da file di bandiere di preghiera “tarchok”. In quest’area a predominante culto buddista, a circa 95 km dal confine cinese/tibetano, vivono i MONPAS.

Le donne MONPAS portano in testa una specie di piccola acconciatura fatta di peli di yak, con 5 o 6 treccine di capelli rigide

Le donne MONPAS portano in testa una specie di piccola acconciatura fatta di peli di yak, con 5 o 6 treccine di capelli rigide

Di discendenza mongola, emigrati dal Bhutan e del Tibet in tempi diversi, i Monpas vivono separati dal loro ramo di origine tibetano a causa della linea confinaria MacMahon con la Cina, disegnata dai coloni britannici, che ha annesso il loro territorio in quello indiano. Come molti altri autoctoni dell’Himalaya orientale, praticavano la primitiva religione animistica Bon prima della conversione al buddismo tibetano, ma, a differenza delle altre tribù, si sono dedicati totalmente alla loro nuova religione mantenendo soltanto alcuni elementi della vecchia. Gli uomini vestono il Chuba tibetano e portano un cappello fatto con pelo di Yak, stile rasta, e un lungo coltello a tracolla.  Le donne hanno una piccola acconciatura fatta di peli di yak, con 5 o 6  treccine di capelli rigide, disposte a raggiera in maniera uniforme e ornate da nappine. Tutte portano collane formate da grosse pietre color turchese e coralli, con un ciondolo al centro e ornamenti in argento. Il popolo dei Monpas è noto per le loro creazioni artistiche, che comprendono pittura dei Thangka, fabbricazione di tappeti, tessitura, intaglio del legno e la particolare abilità nel ricavare carta dall’albero “sukso”. A causa del clima freddo dell’Himalaya, i Monpas, come la maggior parte delle altre tribù buddiste, costruiscono la casa di pietra e legno, con pavimenti a tavole spesso accompagnati da porte e finestre finemente intagliate. Il tetto invece viene realizzato con stuoia di bambù per mantenere la casa calda durante la stagione invernale. Per evitare l’erosione del suolo, terrazzano i pendii collinari e li coltivano a  riso, mais, frumento, orzo, miglio, grano saraceno, peperoni, zucca e fagioli son. Oltre agli animali domestici, come maiali e pecore, allevano anche gli yak, bovini di origine himalayana dal folto pelo.

TAWANG VALLEY  

La “Puja”, funzione religiosa di rito buddista

La “Puja”, funzione religiosa di rito buddista

Tawang Valley: imponente su un’erta collina da cui si gode un ottimo panorama sulla Chu Valley, svetta il Tawang Gompa, chiamato anche “Galden Namgyal Lhatse”, che fu fondato dal Merak Lama Lodre Gyamtso intorno al 1680. Secondo monastero dell’Asia per dimensioni, può ospitare circa 700 monaci, anche se attualmente vi risiedono soltanto 300 lama. Sicuramente consigliabile partecipare ad una “Puja”, la funzione religiosa di rito buddista, che si celebra quotidianamente. La discesa in direzione delle pianure dell’Assam, tra gole, cascate e l’attraversamento del maestoso Brahmaputra, consente di visitare alcune coltivazioni di tè, per il quale va giustamente famoso lo Stato, alcuni villaggi del popolo MISHING,

ragazza MISHING

ragazza MISHING

villaggio di MISHING PEOPLE

villaggio di MISHING PEOPLE

dove alcuni immigrati dalle zone periferiche dell’Arunachal si sono stabiliti diventando allevatori e contadini, e soprattutto il KAZIRANGA PARK, dove è possibile fare un interessante ELEPHANT SAFARI.      

Kaziranga Park - Elephant safari : avvistamento gaur e cervi

Kaziranga Park – Elephant safari : avvistamento gaur e cervi

In questo parco, dichiarato patrimonio mondiale dell’Unesco nel 1985, vive il rinoceronte bianco a un solo corno, autoctono: l’alba è il momento ideale per osservarlo, mentre la tipica nebbia locale si dissolve alle prime luci solari sulla palude e le praterie umide, che costituiscono il suo habitat ideale. Un game drive in jeep oppure un emozionante safari a dorso di elefante è il modo migliore per esplorare la natura selvaggia del Parco Nazionale, con la possibilità di avvistare il rinoceronte bianco circondato da altri animali endemici: cervi, gaur, bufali d’acqua selvatici, cinghiali e una varietà incredibile di avifauna.

Kaziranga Park - Elephant safari : avvistamento del rinoceronte bianco a un solo corno

Kaziranga Park – Elephant safari : avvistamento del rinoceronte bianco a un solo corno

Se si è abbastanza fortunati, si possono scorgere anche le tigri indiane, molto diffuse in quest’area, ma di difficile avvistamento a causa dell’alta erba – detta elefante – dove si possono ben mimetizzare. Un nuovo attraversamento del fiume Brahmaputra, lasciando alle spalle l’Assam, conduce a Itanagar, capitale e porta di accesso dell’Arunachal Pradesh: Qui si deve effettuare una sosta “burocratica” per ottenere i permessi speciali per la visita e raggiungere la ZIRO VALLEY, la meta principale del nostro itinerario, per conoscerne gli abitanti: l’etnia APATANI.

Villaggio Apatani con risaie

Villaggio Apatani con risaie

Il nome deriva con molta probabilità da Abotani, colui che i seguaci del Donyi-Poloismo considerano il primo uomo. Gli Apatani vivono in case costruite su alte palafitte di legno con pareti e pavimenti di bambù. Comunità prettamente agricola, ancora oggi senza l’ausilio di animali da allevamento o macchine, hanno sviluppato un sofisticato sistema di irrigazione dei campi. La loro struttura sociale si basa su classi suddivise in nobili e schiavi.

Le donne Apatani hanno il volto ampiamente tatuato (Twpe) con linee blu dalla fronte fino alla punta del naso e cinque strisce verticali sotto il labbro inferiore nel mento

Le donne Apatani hanno il volto ampiamente tatuato (Twpe) con linee blu dalla fronte fino alla punta del naso e cinque strisce verticali sotto il labbro inferiore nel mento

Le donne si distinguono per i volti ampiamente tatuati con linee blu dalla fronte fino alla punta del naso e cinque strisce verticali sotto il labbro inferiore nel mento (questi tatuaggi sono detti Twpe), ma soprattutto per due grosse placche di legno scuro (Y’apiñ hullo) incastonate ai lati del naso, sopra le narici. Dai piccoli pioli inseriti in tenera etá si passa progressivamente ai 6-7 centimetri di diametro dell’età adulta, anche se l’usanza è andata in declino negli ultimi anni ed è rimasta solo tra le donne anziane.

Coppia di anziani APATANI

Coppia di anziani APATANI

Tra le leggende che possono spiegare queste pratiche c’è ne una secondo la quale, in un lontano passato, per evitare agli Apatani le frequenti incursioni nemiche delle tribù vicine (soprattutto i Nyishi) al fine di rapire le donne più belle del villaggio, il loro capo avrebbe deciso di “truccarle” per renderle meno desiderabili. Nell’effettuare il tatuaggio, al sangue che trasuda dalla pelle traforata viene applicata una soluzione, fatta mescolando la fuliggine nera delle pentole con acqua di riso bollito. Dopo qualche tempo, quando la soluzione si asciuga, sulla ferita si applica per alcuni giorni lo Hufi, una miscela di olio caldo e sangue di maiale, che l’aiuta prima a guarire e poi a trasformarla in tatuaggio. Le donne inoltre si coprono le trecce arrotolate in una palla (Dillin) sulla parte superiore della testa, in cui può essere inserito orizzontalmente uno spiedino di ottone (Adin).

ARUNACHAL ASSAM : il gruppo con gli APATANI

ARUNACHAL ASSAM : il gruppo con gli APATANI

Le donne Apatani hanno il volto ampiamente tatuato (Twpe) con linee blu dalla fronte fino alla punta del naso e cinque strisce verticali sotto il labbro inferiore nel mento

Le donne Apatani hanno il volto ampiamente tatuato (Twpe) con linee blu dalla fronte fino alla punta del naso e cinque strisce verticali sotto il labbro inferiore nel mento

Gli uomini Apatani portano i capelli legati sopra la fronte con il Pwdiñ, un nodo attraversato orizzontalmente da una bacchetta di ottone di circa 30 centimetri (Dinko), ed hanno a tracolla un lungo coltello protetto da un fodero di bambù intrecciato. Usano anche esibire un tatuaggio sulla metà del mento a forma di lettera “T”. Anch’essi, come le donne, perforano i lobi delle orecchie con grandi pezzi di bambù scavato chiamato Yaru Hukho (Tappi per le orecchie).  Sopra i fori principali, ne praticano altri due o tre fori più piccoli per indossare 2 o 3 orecchini, consistenti in anelli di ottone (Ruttiñ Yarangs) del diametro di circa 8-10 centimetri.  Questi segni sono diventati nel tempo i canoni estetici degli Apatani, e nella loro società è normale che i giovani di entrambi i sessi gareggino a chi abbia i migliori tatuaggi, piercing nasali e auricolari, nodi di capelli e anelli.

Gli uomini Apatani portano i capelli legati sopra la fronte con il Pwdiñ, un nodo attraverso il quale viene fatta passare orizzontalmente una bacchetta di ottone di circa 30 centimetri

Gli uomini Apatani portano i capelli legati sopra la fronte con il Pwdiñ, un nodo attraverso il quale viene fatta passare orizzontalmente una bacchetta di ottone di circa 30 centimetri

Anche se nel corso degli ultimi decenni i missionari cristiani sono stati molto attivi in tutto il Nord-Est indiano, influenzando le credenze e la vita religiosa della regione, la maggior parte degli Apatani sono ancora animisti. Come tali, essi credono che gli dèi e le dee saranno placati con l’offerta ed il sacrificio di animali, che benedirà la comunità. Il culto sacrificale, infatti, è uno dei più radicati nella cultura Apatani, e una delle sue massime espressioni può essere osservata durante il Myoko, Festival che si celebra ogni anno in primavera, la cui data esatta di inizio viene stabilita dallo sciamano previa consultazione degli oracoli.

IL MYOKO APATANI ZIRO FESTIVAL

 

Myoko Apatani Ziro Festival _Un corteo di gente, ognuno con un rametto di palma locale in mano

Myoko Apatani Ziro Festival – Un corteo di gente, ognuno con un rametto di palma locale in mano

Il Myoko Festival è uno degli eventi più importanti della etnia Apatani. Ha una grande rilevanza sociale, in quanto colui che offre la festa a parenti e vicini aumenta moltissimo il suo status sociale all’interno della comunità. Nell’evento confluiscono credenze secolari sul modo di garantire la fertilità dei campi, e si rafforzano i legami familiari, tra i clan e tra i villaggi. Ecco perché le famiglie più ricche aspirino a dare sempre queste feste.

La gente APATANIin attesa durante il MYOKO

La gente APATANIin attesa durante il MYOKO

Trovarsi nella Ziro Valley durante il Myoko Festival è un’occasione imperdibile per osservare da vicino le loro tradizioni, in un momento unico in cui anche chi vive lontano fa ritorno ai villaggi natali di Hari, Tajang, Tarin e Hong per partecipare. Ovunque per le strade svettano pali sciamanici con frange e bandiere appese, a significare la fede animista degli abitanti, i quali sono estremamente ospitali e invitano i forestieri a visitare le loro abitazioni, offrendo distillati alcolici di riso e tè. Alla vigilia del giorno del grande sacrificio dei maiali – giornata clou del Myoko – nel pomeriggio comincia la processione d’apertura. Un lungo corteo spontaneo di gente, ognuno con un rametto di palma locale in mano, si muove lentamente intorno ad alcuni capanni, uno per ogni clan familiare, cantando e pregando il Miji, una raccolta di canti religiosi.

MYOKO APATANI ZIRO FESTIVAL : Un corteo di gente, ognuno con un rametto di palma locale in mano, si muove intorno ad alcuni capanni cantando il Miji, una raccolta di canti religiosi.

MYOKO APATANI ZIRO FESTIVAL : Un corteo di gente, ognuno con un rametto di palma locale in mano, si muove intorno ad alcuni capanni cantando il Miji, una raccolta di canti religiosi.

All’interno lo sciamano – vestito con il Jilan, l’abito cerimoniale tradizionale, e con grossi orecchini ai lobi – con alcuni assistenti ripete a oltranza le preghiere fino al momento del sacrificio degli animali (maiali o polli) ricevuti in offerta.

Lo sciamano è vestito con il Jilan, l'abito cerimoniale tradizionale e con grossi orecchini ai lobi

Lo sciamano è vestito con il Jilan, l’abito cerimoniale tradizionale e con grossi orecchini ai lobi

La notte seguente, il maiale scelto viene sventrato vivo ed il suo cuore, ancora pulsante, viene esaminato dallo sciamano e dai suoi assistenti per stabilire se il futuro sarà propizio per il villaggio. Si ritiene che in questo giorno gli dèi e le dee benediranno il luogo, augurando un copioso raccolto di riso. Intanto, dalle 2 di notte fino al sorgere del sole, nei cortili delle case dei ricchi Apatani propostisi per le feste private, numerosi maiali, mithun (bovini tipici dell’India del nord-est) legati ad un palo per le zampe, e polli appesi a testa in giù ai rami dell’albero sacro, vengono sacrificati seguendo gli stessi rituali da parte dello sciamano designato da ciascun gruppo familiare.

Le donne cospargono farina di riso e birra di riso sopra l’albero sacro, dove solo appesi i polli

Le donne cospargono farina di riso e birra di riso sopra l’albero sacro, dove solo appesi i polli

Le visite itineranti ad ogni clan familiare in festa sono segnalate dalla presenza davanti alle case di donne sposate – elegantissime nei loro abiti cerimoniali di colore chiaro e con i gioielli di famiglia, tra cui grosse collane di pietre dure –

Lo sciamano prega il Miji in attesa del sacrificio dei polli e dei maiali, legati nel cortile di casa, mentre le donne li cospargono di farina di riso e birra di riso

Lo sciamano prega il Miji in attesa del sacrificio dei polli e dei maiali, legati nel cortile di casa, mentre le donne li cospargono di farina di riso e birra di riso

intente a cospargere farina e birra di riso sopra le decine di maiali che giacciono per terra, offrendo dolcetti e liquori di riso ai presenti.

Le donne sposate elegantemente vestite nei loro abiti cerimoniali di colore chiaro e con i loro gioielli di famiglia cospargergono farina di riso e birra di riso sopra le decine di maiali

Le donne sposate elegantemente vestite nei loro abiti cerimoniali di colore chiaro e con i loro gioielli di famiglia cospargergono farina di riso e birra di riso sopra le decine di maiali

Una volta che il principale sacerdote del Myoko ha finito di cantare le sue preghiere, gli assistenti selezionano i maiali e gli altri animali e li sventrano strappando fuori i cuori pulsanti e le viscere mentre sono ancora in vita.

Il maiale selezionato viene sventrato ancora vivo ed il suo cuore, ancora pulsante viene osservato dallo sciamano e dai suoi assistenti al fine di consultare gli oracoli

Il maiale selezionato viene sventrato ancora vivo ed il suo cuore, ancora pulsante viene osservato dallo sciamano e dai suoi assistenti al fine di consultare gli oracoli

Altre bestie vengono portate dentro le case e sacrificate allo stesso dai sacerdoti, che trarranno gli auspici esaminando il cuore pulsante, il fegato, le viscere, e nel caso dei polli perfino il tuorlo delle uova. Anche una piccola cisti può essere considerata di segno nefasto, sicchè si ricorre spesso a un altro esperto (o più di uno) per “cointerpretare” gli auspici. Vari tagli degli animali vengono quindi cucinati e offerti ad amici e familiari per diffondere le benedizioni, mentre all’esterno le anziane signore Apatani eseguono alcune delle loro danze tradizionali.

Vari tagli degli animali vengono quindi cucinati e offerti ad amici e familiari per diffondere le benedizioni

Vari tagli degli animali vengono quindi cucinati e offerti ad amici e familiari per diffondere le benedizioni

UN MOSAICO CULTURALE                                                                                                                       Lasciata la Ziro Valley per addentrarsi nella zona ad alta densità etnica dell’Arunachal Pradesh, lungo la statale NH229 che da Ziro e Daporijo conduce ad Along, si attraversano diversi ponti tibetani sopra i vorticosi affluenti del lato superiore del Brahmaputra, in mezzo a una natura rigogliosa, gole profonde, alte montagne con cime rivestite di neve, specie floreali a migliaia (tra cui oltre 500 varietà rare di orchidee). Non si trovano più “dhaba” (ristoranti) con specialità gastronomiche, nè le comodità dell’Assam, ma tanti piccoli villaggi dove sostando per fare uno spuntino, si può osservare da vicino la semplice vita agreste della gente locale.                               E’ questo il territorio dei NYISHI, i cui villaggi sono costruiti su dirupi.

ARUNACHAL ASSAM - HANGING BRIDGE gruppo

ARUNACHAL ASSAM – HANGING BRIDGE gruppo

Superato il ponte tibetano Handing Bridge, camminando per un sentiero ripido se ne può raggiungere ancora qualcuno autentico, come Yoizath, con belle capanne di legno, corda e paglia, dove vivono gli ultimi anziani: indossano ancora il tipico copricapo a forma di casco di bambù sormontato dal becco del bucero (uccello protetto la cui caccia è scoraggiata da leggi severe) e con 3 piume di pavone o bucero dietro, e portano i capelli annodati sulla fronte, fermati con spilloni di ottone.

L’anziano Nyishi porta ancora il tipico copricapo a forma di casco di bambù sormontato dal becco del bucero con 3 piume di pavone o bucero dietro, portando i capelli annodati sulla fronte e fermati con degli spilloni di ottone

L’anziano Nyishi porta ancora il tipico copricapo a forma di casco di bambù sormontato dal becco del bucero con 3 piume di pavone o bucero dietro, portando i capelli annodati sulla fronte e fermati con degli spilloni di ottone

Come gli Apatani, usano tenere a tracolla un machete (dao) e un coltello (ryukchak) in una guaina di bambù, a volte coperta da un nastro di pelle d’orso. Il loro armamento è costituito da una lancia, una grande spada e un arco con frecce velenose.

L’uomo porta a tracolla un machete (dao) e un coltello (Ryukchak) in una guaina di bambù

L’uomo porta a tracolla un machete (dao) e un coltello (Ryukchak) in una guaina di bambù

Vestono magliette di cotone a righe blu e rosso con un manto di cotone o lana fissato intorno alla gola e alle spalle, spesso accompagnati da stringhe di perline di varie dimensioni e colori, che indicano lo stato sociale di chi le indossa. I tatuaggi non sono la norma tra i Nyishi, ma le donne portano particolari orecchini d’argento molto grandi, collane con perline multicolori, catene e campane di ottone, bracciali pesanti di vari metalli. Indossano generalmente un mantello che avvolge il corpo dalle ascelle fino a metà polpaccio, legato in vita da un nastro. I capelli hanno la riga in mezzo e sono intrecciati in una crocchia appena sopra la nuca. La loro fede animista si manifesta maggiormente nel Nyokum, una festa che commemora gli antenati e rende grazie per il raccolto dei campi, con rituali religiosi che coincidono con le fasi lunari e i cicli dell’agricoltura.

 

Donne di etnia Nyishi che trasportano sulle spalle le tipiche gerle con le fascine di legna

Donne di etnia Nyishi che trasportano sulle spalle le tipiche gerle con le fascine di legna

Nella valle del fiume Kamla e nei dintorni a sud di Daporijo, un’area coperta da fitta giungla e boschi di bambù, ad un’altitudine variabile tra i 900 e i 1220 metri, vivono gli ADI GALLONG. Sono divisi in vari clan che indossano costumi diversi. Gli uomini portano casacche rosse, cappello di bambù intrecciato con la tesa appuntita, zainetto piatto sempre di bambù intrecciato, e il machete a tracolla in un fodero di bambù. Le donne esibiscono gioielli di rame e argento, i capelli raccolti in due lunghe trecce. Costruiscono i villaggi sui fianchi delle colline con capanne su palafitte e coltivano gli appezzamenti circostanti con riso, miglio, patate dolci, tabacco e peperoncino. Assai particolari i rituali connessi al matrimonio, con vari tipi di cerimonia a seconda della ricchezza degli sposi. Hanno il culto degli spiriti, buoni e cattivi, e venerano inoltre gli dèi del Sole e della Luna.

Capo villaggio ADI GALLONG con cappello di bambù intrecciato con la tesa appuntita, il machete a tracolla ed il gilet/corazza di fibra vegetale

Capo villaggio ADI GALLONG con cappello di bambù intrecciato con la tesa appuntita, il machete a tracolla ed il gilet/corazza di fibra vegetale

Non essendoci sistemazioni turistiche nella zona, può capitare di alloggiare presso un capo villaggio che, in base alla tradizione Adi-Gallong, mette a disposizione la sua casa a chi è in transito. Ecco un’occasione per socializzare con il clan familiare, fare anche amicizia con i ragazzini del piccolo villaggio, gustare un’ospitalità semplice e genuina attorno al focolare al centro dell’abitazione, con una mano nella preparazione della cena.

donne ADI GALLONG con la tipica gerla con legna sulle spalle

donne ADI GALLONG con la tipica gerla con legna sulle spalle

Da Along a Pasighat, lungo una panoramica strada che costeggia il fiume Syiam, affluente del Brahmaputra, si può provare l’emozione di stare sospesi sull’abisso, mentre si attraversa a piedi la gola sul Soangam Bridge, un ponte tibetano di bambù lungo 300 metri.

Villaggio ADI-MINYONG

Villaggio ADI-MINYONG

Siamo nel territorio degli ADI-MINYONG, etnia dai caratteri simili ai “cugini” Adi Gallong. Sono di piccola statura e come tali considerati l’equivalente asiatico dei pigmei africani. Indossano primitivi perizomi di tessuto verde e sono particolarmente esperti nelle costruzioni con il  bambù, materiale con cui realizzano numerosi ponti sospesi sui fiumi Siyam e Siang.

Uomo ADI-MINYONG con cappello tipico e coltello a tracolla

Uomo ADI-MINYONG con cappello tipico e coltello a tracolla

Villaggio ADI-MINYONG: gruppo di uomini attorno al focolare

Villaggio ADI-MINYONG: gruppo di uomini attorno al focolare

Nella stessa zona vive anche il gruppo etnico degli HILL MIRI. Conduce una vita sociale ed economica simile a quella della tribù Nyishi, intrattenendo buoni rapporti con la gente di pianura dell’Assam, con cui commercia. Sempre come i Nyishi, gli uomini portano elmetti di bambù (bopar), mentre, al posto dei capelli raccolti sulla fronte con gli spilloni, usano un lembo di pelliccia d’orso. A tracolla portano una spada lunga (orok) e un piccolo coltello (rwuchuk).

Uomo di etnia HILL MIRI

Uomo di etnia HILL MIRI

L’abito femminile è tipicamente una camicetta lunga su cui è avvolta fino alla vita una sorta di stola colorata, con una collana a più fili di semi vegetali colorati. Gli orecchini a forma di disco sono di metallo. Belle le capanne di bambù sostenute da particolari pali disposti a X tutt’attorno.

uomo di etnia HILL MIRI

uomo di etnia HILL MIRI

Gli Hill Miri sono dediti alla agricoltura, privilegiando soprattutto le colture di miglio e riso, con cui distillano un ottimo alcol, l’opo, assai gradito alla popolazione. Il vino circola abbondante nelle occasioni particolari, come le feste di musica e danze, che amano molto, e soprattutto durante il Booriboot, la celebrazione principale che si tiene in febbraio.

Uomo TAGIN con il particolare perizoma, mentre trasporta una fascina di legna

Uomo TAGIN mentre trasporta una fascina di legna

Concentrati nelle regioni di Daporijo, Dumporijo e anche in aree contigue del West Siang vivono i TAGIN, un popolo dalla tradizione guerriera che vive in case palafitticole per difendersi dalle piogge monsoniche e, soprattutto, dagli orsi e dalle tigri.

anziana donna TAGIN con piercing ai lobi

anziana donna TAGIN con piercing ai lobi

Separati dalle abitazioni, anche gli eleganti granai posano su palafitte. Di origine buddista, i Tagin si sono nel tempo convertiti al cristianesimo, conservando però l’uso dell’antica medicina tradizionale, che affida alle erbe la prevenzione e la cura delle malattie.

Donna ADI-MINYONG

Anziana donna ADI-MINYONG

Donna ADI-MINYONG

Donna ADI-MINYONG

Il ponte tibetano di SISSEN, fatto di bambù

Il ponte tibetano di SISSEN, fatto di bambù

Nei pressi di Pasighat, il lunghissimo e spettacolare ponte di Sissen, fatto in canne di bambù, annuncia con una serie di tornanti in discesa l’avvicinamento alla pianura e la conclusione dell’itinerario in Arunachal.

guado sulle rive del fiume Brahmaputra : Masabohi Hut

guado sulle rive del fiume Brahmaputra : Masabohi Hut

A Masabohi Hut, fangoso porto d’imbarco per la chiatta che attraversa il Brahmaputra e porta a Bodibill Hut, l’attesa si trasforma in un ripasso delle etnie finora incontrate, che qui sulla riva si radunano e si mescolano intente ai propri traffici.

Masabohi Hut : venditore di latte

Masabohi Hut : venditore di latte

Tra visi chiari con occhi a mandorla di origine sino-tibetano-birmano e carnagioni scure di ceppo indiano, ognuno è impegnato a fare affari: chi vende bevande in lattina e tè, chi fa bagarinaggio di biglietti per i bus collettivi in partenza dall’altra sponda per la città vicine, chi vende samosa e vari cibi cotti, chi commercia latte fresco, travasato da contenitori di stagno.

attraversamento in chiatta del fiume Brahmaputra

attraversamento in chiatta del fiume Brahmaputra

Dopo la monotona traversata del fiume – dove spicca il faraonico ponte in calcestruzzo che stanno costruendo presso Bogibel Ghat, e che collegando stabilmente le due sponde contaminerà le ultime tribù dell’Arunachal – l’arrivo a Dibrugarh nell’Assam superiore riporta definitivamente il sapore dell’India, con il suo traffico caotico, i tuk tuk che strombazzano e le vacche che vagano indisturbate.

Dibrugarh (Assam superiore) : vacche sacre

Dibrugarh (Assam superiore) : vacche sacre

L’avvicinamento conclusivo in aereo a Kolkata consente un’ultima visita alla caotica città del Bengala e al Flower Market nei pressi dell’Howrah Bridge, per un’ultima vista piena di calore umano.

Kolkata : Flower Market

Kolkata : Flower Market

Pubblicato anche sulla rivista on line ETNIE  http://www.rivistaetnie.com/lungo-il-brahmaputra-tra-le-etnie-di-assam-e-arunachal-pradesh-49295/

REPORTAGE ETNIE 1

REPORTAGE ETNIE 1

REPORTAGE ETNIE 2

REPORTAGE ETNIE 2

Pubblicata la 1.a parte anche sul Travel Magazine LATITUDESLIFE  http://www.latitudeslife.com/2015/12/lungo-il-brahmaputra-le-etnie-tribali-di-assam/ 

LATITUDESLIFE

LATITUDESLIFE

Pubblicata la 2.a parte anche sul Travel Magazine LATITUDESLIFE Le etnie tribali dell’ASSAM

Pubblicata la 3.a parte anche sul Travel Magazine LATITUDESLIFE   MYOKO APATANI ZIRO FESTIVAL    MYOKO APATANI ZIRO FESTIVAL

PUBBLICATO E TRADOTTO IN INGLESE ANCHE SU STREETPHOTOHRAPHYMAGAZINE  http://streetphotographymagazine.com/article/india-along-brahmaputra/

India along Brahmaputra Arunachal Pradesh

india Along Brahmaputra per STREETPHOTOGRAPHYMAGAZINE

 

ALTRE FOTO SONO VISIBILI SULL’ALBUM FOTOGRAFICO                                                              “INDIA : LUNGO IL BRAHMAPUTRA: TRA LE ETNIE TRIBALI DI ASSAM E ARUNACHAL PRADESH”             https://www.flickr.com/photos/giuseppe_russo/sets/72157659680867064/   

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