PAPUA NUOVA GUINEA I GLI ULTIMI UOMINI DELLA TERRA


MT. HAGEN CULTURAL SHOW - KUNDI ENGA MAI WARI

MT. HAGEN CULTURAL SHOW – KUNDI ENGA MAI WARI

PAPUA NUOVA GUINEA : GLI ULTIMI UOMINI DELLA TERRA TRA TRIBU’, SING SING,                                   HAUS TAMBARANS, RITI E TRADIZIONI

(dall’omonimo viaggio effettuato nell’agosto 2011)

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La Nuova Guinea, seconda isola più grande al mondo dopo la Groenlandia, è politicamente divisa in due, costituendo nella sua metà orientale lo stato indipendente di PAPUA NUOVA GUINEA  e in  quella occidentale l’IRIAN JAYA, provincia amministrata dall’INDONESIA. Nel 1545 quando l’esploratore spagnolo Íñigo Ortiz de Retes vi arrivò, non aveva previsto di essere giunto in un lembo di terra ai confini tra Estremo Oriente e Oceania, perchè ai primi incontri con locali autoctoni Papua scambiati per neri identici a quelli della Guinea africana, diede appunto al territorio neoscoperto il nome di Nuova Guinea. In quest’isola melanesiana, l’appellativo dato allo stato Papua Nuova Guinea deriva  proprio dal termine malese “Papuah”, che indica la caratteristica capigliatura cespugliosa del suo principale ceppo etnico. Una catena montagnosa la attraversa da ovest a est con picchi che superano i  4000 m., mentre in gran parte è coperta da una foresta quasi impenetrabile, interrotta da altopiani aridi simili a savane. Nelle zone piane si allargano vasti acquitrini e paludi alluvionali formati da una fitta rete di fiumi, fra cui il più importante è il Sepik, che scorre per 1120 km verso la costa settentrionale. La Papua Nuova Guinea, nota come patria indiscussa degli ultimi uomini della Terra, in quanto fino a non poco tempo fa ospitava gli ultimi cannibali, è una terra dimenticata, che solo da qualche anno è stata riscoperta grazie a particolari studi di antropologia, dopo secoli di isolamento. E’ un caleidoscopio etnico, un mosaico linguistico e culturale che ha offerto agli antropologi l’opportunità di entrare in contatto con antichissime popolazioni, sparse in villaggi piccolissimi tra le giungle delle montagne, di cui fino alla seconda metà del ventesimo secolo si ignorava l’esistenza. Ancora oggi molte tribù, pur avendo contatti con la civiltà moderna, continuano a vivere come i loro antenati cacciatori-raccoglitori dell’età della pietra. Turisticamente si è aperta da poco, ma la sorpresa di trovare folklore, tradizioni e usi autentici, natura incontaminata e contatti ancora genuini attira sempre più visitatori dal mondo occidentale. Visitare pertanto la Papua Nuova Guinea non è un viaggio qualsiasi, uno di quelli dove si decide di andare in ferie una volta all’anno per rilassarsi, perché se ne è sentito parlare o di cui si è visto foto sul web.  E’ invece una esperienza che cresce dentro l’animo del viaggiatore, a cui si arriva per gradi dopo tante precedenti esperienze che l’hanno portato in giro, per lo più in Africa e tra i suoi vari mercati, cercando nei volti della gente locale le caratteristiche somatiche che le esaltano e distinguono da altre precedentemente osservate.

 COPRICAPO DI PIUME

COPRICAPO DI PIUME

La PNG viene visitata normalmente d’estate, quando vi è il clima ideale e più particolarmente in occasione del Mt. Hagen Cultural Show Festival, principale Sing Sing nazionale, fortemente voluto dal governo negli anni 60, quando forti scontri tribali mettevano a repentaglio la neonata unità della nazione, scontrandosi bellicosamente in conseguenza di un odio tribale atavico. Da allora a metà agosto le tribù si riuniscono sul Monte Hagen una volta all’anno verso la fine di agosto per le celebrazioni del “Sing Sing Festival”, evento catartico in cui esse scaricano le rispettive innate bellicosità con una sorta di sfida simbolica fatta di danze e rituali tradizionali che offrono ai loro appartenenti la possibilità di mostrare la propria abilità e di affermare la supremazia sugli altri aborigeni, sovvertendo l’originale aggressività e desiderio di competitività di una tribù sull’altra, accompagnata da pratiche di cannibalismo. Un altro evento simile che calamita l’attenzione dei viaggiatori e il Goroka Festival nelle Eastern Highlands, che si svolge nella prima decade di settembre. Le competizioni oggi prevedono una serie di sfilate durante le quali si valutano bellezza, grazia, forza, e ancora l’attitudine al canto e ad eseguire le danze tradizionali. Il festival ha quindi il merito di aver riunito dopo molti anni le diverse tribù, e di aver contribuito a far germogliare uno spirito di cordialità e di reciproco rispetto, unificando il senso di appartenenza alla PNG. Oltre a essere una diretta espressione della cultura popolare della Nuova Guinea, il Sing Sing è fonte di orgoglio per gli aborigeni, rimasti gli ultimi testimoni della storia dell’isola.

MAKE UP

MAKE UP

Molto spazio è dedicato prima delle competizione al Make-Up di ogni membro della singola tribù, con un originale e meticoloso Face e Body Painting, che induce alla reciproca collaborazione prima della parata. Il trucco del volto deriva da una mescolanza di oli vegetali e terra, gli ornamenti del corpo sono fatti di foglie, piume di uccelli (conservate come reliquie prima e dopo l’uso) comprese quelle del raro uccello del paradiso, conchiglie, denti di coccodrillo o di cinghiale. Vari gruppi etnici, Kunai, Tepi, Sabi Morobe, Polga, Keps, Ambe,

 KUNAI

KUNAI

MUKABW

MUKABW

Mukabw, Baiyer, Kaula, Will, a rappresentanza della maggior parte dei villaggi della provincia e, in parte, della nazione sfilano sfoggiando costumi  e acconciature, con originalità e bizzarria di forme e colori policromi carpiti alla natura vegetale e animale, cui solo il carnevale brasiliano può avere paragonato, esibendosi in canti e danze tribali a dir poco straordinari. Singoli o in gruppo, in un tripudio di suoni e di colori, tutti cercano di essere immortalati per soddisfare anche la propria vanità; l’unica ricompensa, l’unico piacere è infatti quello di vedere la propria immagine sullo schermo della fotocamera.

UMI BLUES

UMI BLUES

KAULA

KAULA

POLGA

POLGA

BAIYER

BAIYER

Nelle Highlands, l’altipiano centrale tra Goroka e Tari s’incontra solo gente poverissima, ma sempre con il sorriso sulle labbra. Nei villaggi attraversati spesso si ha possibilità di assistere ai locali sing sing, spettacoli evocativi di riti e cerimonie ancestrali che riportano molto indietro nel tempo, come ad esempio  a Korokuo, i cui abitanti, riccamente acconciati con maschere e piume di uccelli, organizzano danze molto coinvolgenti al suono di tamburi,

KOROKUO

KOROKUO

oppure a Midima con le performances degli Skeleton Men e degli  Asaro Mud Men,

SKELETON MEN

SKELETON MEN

 ASARO

ASARO

che rievocano le guerre tribali, nelle cui occasioni i guerrieri usavano indossare pesanti maschere di terracotta per spaventare l’avversario, mimetizzandosi  inoltre con l’ambiente cospargendosi il corpo di fango. A Bigthree Village invece si può assistere a genuine danze e canti di corteggiamento accompagnati da una particolare mimica facciale, secondo le usanze tipiche degli Orumba, mentre al villaggio Akameku,

 ORUMBA

ORUMBA

si assiste ad uno show “Jungle Boys Bushmen” di alcuni ragazzini, con il corpo pitturato a strisce bianche e nere.  Tra una danza e un sing sing, è possibile gustare il “Mumu”, Il piatto tipico della PNG, che si fa per occasioni speciali e che viene preparato mettendo insieme pollo, banane, tapioca, patate dolci e verdura in una buca per terra coperta da foglie di banano, sopra cui vengono messe pietre incandescenti per lasciarle cuocere.

 MUMU

MUMU

Nella zona più remota delle Western Highlands invece Tari consente un approccio molto genuino con la sua gente, grazie alle particolari consuetudini degli Huli Wigmen (Uomini Parrucca), che non sono contemplate nei programmi dei Sing Sing nazionali.

HULI WIGMEN

HULI WIGMEN

Essi piccoli di statura ma ben proporzionati e muscolosi rendono partecipi i visitatori nel fare conoscere le loro “stravaganti” tradizioni di acconciarsi le parrucche, secondo l’uso specifico , quotidiano o cerimoniale, e alcuni sing sing. Nel villaggio dove è ospitata una comunità di novizi, lo sciamano addetto al compito di “maestro” cerimoniere, spiega le varie fasi della fabbrica delle parrucche con i capelli di giovani novizi (o uomini se non pronti economicamente a farlo prima), che con il loro possesso acquisiscono il passaggio sociale dall’età  puberale a quella adulta.

PARRUCCHE

PARRUCCHE

I capelli rasi “a cespuglio” dalla radice del cuoio capelluto di un soggetto vengono impalcati su una sottile intelaiatura anatomicamente compatibile con la propria testa fino a formare quella che sarà la sua stessa parrucca, che a secondo dell’uso di destinazione può essere decorata con piume, conchiglie e fiori, a secondo se di uso quotidiano o cerimoniale. Farsi una parrucca tra gli Huli Wigmen richiede parecchio tempo, denaro e sacrificio, perché la fase della sua preparazione richiede una specie di “ritiro spirituale” di circa 1 anno e mezzo lontano dalla famiglia e dal luogo abituale di lavoro, per cui il possesso di una parrucca è destinato a chi possiede già una agiata estrazione sociale o ha potuto lavorare, diventando così adulto, per raggiungere la condizione sociale di “uomo-parrucca”.

COTONATURA DELLA PARRUCCA

COTONATURA DELLA PARRUCCA

Un Sing Sing stupendo con danze a cerchio degli Uomini Parrucca, con queste regali e particolari impalcature su ogni testa regala tante emozioni per la sua originalità e tanti clic fotografici. Nei dintorni di Tari, mischiandosi tra la gente comune delle campagne, è a volte possibile assistere al rito della Compensazione. Essa è una pratica che consente alla famiglia di un congiunto (cito l’esempio di una donna, che a seguito dei maltrattamenti dal marito, si è suicidata perché aveva accettato del denaro dal suocero) di rivalersi in termini economici per “compensazione” della perdita subita sulla famiglia del coniuge. In tempi diversi le divergenze tra i 2 gruppi familiari, in cui affiorano anche antiche lamentele mai sedate, vengono bilateralmente verbalizzate davanti ad uno spiazzo in aperta campagna (inizialmente in un territorio neutro) e con la mediazione di uno particolare “giudice di pace”, in attesa che vengano definiti dopo accordi tra le parti i termini compensativi per la controparte danneggiata.

COMPENSAZIONE

COMPENSAZIONE

Dopo un preaccordo ed il trasferimento fisico della lunga “diatriba” in un terreno appartenente alla famiglia lesa, vengono qui portati i primi concreti compensi mediati, di solito alcune unità di bovini, capre e altri animali domestici con l’aggiunta di Kina, il denaro locale. Se la quantità della compensazione viene ritenuta sufficiente si chiude la divergenza tra le parti, altrimenti si va avanti ad oltranza fino all’accordo finale, tra arringhe orali sempre più concitate tra le parti, concentrate in gruppo attorno al giudice, circondato da un variopinto pubblico di gente che presenzia e gironzola, come se andasse al mercato.

 ...durante la compensazione

…durante la compensazione

Naturalisticamente la giungla di Tari presenta agevoli avvistamenti del famoso uccello del paradiso, noto per la lunga piuma della coda, endemico del territorio. In Papua Nuova Guinea esistono più di 750 lingue, a causa del millenario isolamento che le fatto sviluppare nel suo interno, il che ha reso necessaria l’istituzione di una lingua comune, che ufficialmente è l’inglese. Negli ultimi anni il pidgin (o neo-melanesiano) ha acquisito sempre più prestigio, creatosi come un naturale idioma derivato principalmente dall’inglese e dal tedesco con parole prese da molte altre lingue, ma possiede solo 1300 vocaboli. Un’altra lingua diffusa è il motu, la seconda lingua della zona di Port Moresby. La capitale della PNG e unico aeroporto internazionale è un una città cresciuta troppo in fretta senza regole con quartieri collegati tra loro e fino al centro Town e Elia da strade larghissime; ciononostante presenta alcune attrattive da scoprire: il National Museum and Art Gallery, con una esaudiente collezione sulla storia, la cultura, la natura del paese, i National Botanic Gardens con una notevole collezione di orchidee, il Parliament House, sede nuova del parlamento costruita nello stile maprik, tipico della Haus Tambaran la casa degli spiriti espressione della cultura locale, e Koki il quotidiano e caratteristico mercato della verdura  fresca e del pesce.

PORT MORESBY PARLIAMENT HOUSE

PORT MORESBY PARLIAMENT HOUSE

Se nelle grandi città e dove ci sono collegamenti, la religione più praticata è il cristianesimo, le cui forme più diffuse sono il cattolicesimo, la chiesa evangelica luterana e la chiesa riformata, man mano si va verso l’interno poco collegato al mondo occidentale, nella giungla o nell’area del fiume Sepik, hanno invece seguito le credenze panteistiche e i riti tradizionali, che sono parte integrante della cultura locale, specie quelli legati al culto degli antenati. Porta di accesso al fiume Sepik, sulla costa settentrionale è Wewak attraverso collegamenti stradali a tre villaggi sulla sponda del fiume : Angoram , Timbunke  e Pagwi, nei cui pressi è possibile imbarcarsi con lance a motore per esplorare i villaggi più remoti fino al Chambri Lake e nei pressi delle paludose Black Waters cercando contatti ancora genuini con i suoi abitanti, lasciando alle spalle tutte le comodità a vantaggio di un’esperienza fuori del comune. Al pari del Nilo e del Rio delle Amazzoni, intorno al bacino del Sepik si è sviluppata una civiltà tribale, la cui importanza come legame culturale al loro passato è incalcolabile per l’uso permanente di credenze legate ai riti, tramandate dai loro avi e per l’espressione artistica delle particolari decorazioni delle Haus Tambarans o Case degli Spiriti.

HAUS TAMBARAN

HAUS TAMBARAN

La vita spirituale, tramandata dagli Antenati, dove le forze soprannaturali si manifestano attraverso le loro immagini simboliche scolpite e dipinte dai maschi iniziati, è in questi luoghi molto intensa, ed è dominata da una concezione di tipo animistico che attribuisce a tutte le cose e a tutti gli esseri una energia psichica intrinseca chiamata “Mana”. Questa energia si manifesta quando gli uomini, che pure la possiedono, vengono a contatto con gli altri esseri e le cose che sono cariche di “Mana”, che può essere benigno o maligno a seconda dei casi. Il “Mana” nell’Uomo è localizzato nel cranio, e questo spiega la ragione per cui era diffusa la caccia alle teste: lo scopo era quello di carpire il “Mana” dei nemici per accrescere il proprio o per trasmetterlo ai propri figli. Per la stessa ragione vige tuttora l’usanza della conservazione e decorazione dei crani degli antenati, in modo che l’anima dei defunti, placata dalle attenzioni ricevute, possa tornare a risiedervi. Quest’ultima tradizione è molto diffusa e praticata in tutta la Nuova Guinea e in special modo qui nell’area del Sepik, dove i crani vengono rimodellati con resine e argille e ornati con conchiglie e fibre vegetali. Le teste vengono infine decorate e dipinte, e alcune volte sono applicate a maschere o a fantocci e fatte oggetto di culto nella Casa degli Spiriti. Per gli indigeni l’arte è strettamente connessa con la religione, ed è da quest’ultima che trae la sua ragione di essere; essi hanno molto rispetto per coloro i quali eccellono in questa attività. Presenti in ogni villaggio come luoghi d’incontro sociale e sedi rituali o d’iniziazioni, esse sono grandi edifici sopraelevati e con altissimi tetti, intagliati e dipinti, di norma  accessibili solo agli uomini adulti e assai ricchi di manufatti quali totem, maschere, amuleti e talismani, che possono essere acquistati come souvernirs, i cui intenditori possono fare ottimi acquisti d’arte primitiva molto interessante.

maschere primitive

maschere primitive

Hanno inoltre bei motivi ornamentali pittorici sulle pareti esterne e decorativi sulle travi e negli interni. Il coccodrillo, atavico protettore del fiume, ricorre nella simbologia delle loro odeon empireo ed ogni casa presenta come spirito protettore al suo ingresso un Yipwon (statuetta-feticcio) di esso o di altri animali simbolici, a ulteriore considerazione che nel loro ambiente uomo e natura hanno imparato a vivere nel rispetto reciproco.

Yipwon (statuetta-feticcio)

Yipwon (statuetta-feticcio)

Raggiungendo i villaggi più remoti intorno a Gavamas, nel dedalo della Blackwater, può capitare di assistere alle funzioni della Scarificazione sui corpi dei giovani, che così conseguono affermazione sociale del passaggio verso l’età adulta.

villaggio Black Water

villaggio Black Water

Questi tagli rituali non hanno una scadenza fissa, in alcuni villaggi sono soliti praticarli solo ogni  5 o 10 anni, quando hanno un numero sufficiente di giovani, in altri villaggi invece avvengono su base annua, in genere in quelli più raggiungibili sono più frequenti e legati all’arrivo di turisti, consentendo spesso come fonte di reddito per i locali. Questa pratica cerimoniale avviene con l’incisione con lamette sulla pelle. Dopo i tagli, le ferite sono infettate con una mistura di cenere, polvere di piante e fango di fiume per formare le cheloidi che restando evidenti permanentemente e simili alla pelle del coccodrillo sacro, alle cui sembianze sono legati.  Queste cicatrici marchiano i maschi come appartenenti al fiume Sepik con segni del corpo distintivi che li differenziano dalle altre tribù Papua.

SCARIFICAZIONE

SCARIFICAZIONE

Ogni giovane iniziato che si appresta alla scarificazione, si presenta con il viso dipinto da segni tribali distendendosi nudo con il capo appoggiato sul grembo del padrino, un uomo del suo clan, che lo conforterà e gli asciugherà sangue e sudore durante la dolorosa pratica della scarificazione, eseguita da uno sciamano su spalle, torace, dorso e arti. Dopo l’incisione i novizi si lavano al fiume per togliere il sangue raggrumato sul resto del corpo per essere poi trasferiti in una stanza semibuia dell’Haus Tambaran cosparsa di incenso,  per riposare ed essere assistiti ognuno dal proprio padrino che ne deterge e asciuga le ferite. Infine vengono accompagnati in uno spiazzo all’aperto per essere presentati alla comunità come uomini-coccodrillo, essendo così formalmente accettati nella comunità come membri adulti.

PRESENTAZIONE ALLA COMUNITA' DELL'UOMO COCCODRILLO

PRESENTAZIONE ALLA COMUNITA’ DELL’UOMO COCCODRILLO

Nella maggior parte dei villaggi lungo il fiume Sepik ad eccezione dei villaggi della Blackwater, le donne sono escluse da questo rituale. L’approccio dei locali con i rari turisti giunti nella loro area è di innata curiosità, mentre l’ospitalità nelle loro comunità è genuina. Naturalisticamente la navigazione attraversa paesaggi lacustri, alternando transiti tra canali fitti di mangrovie, piante acquatiche e ninfee, che decomponendosi originano il suo colore marrone, ed incontri con pescatori e visite a sonnacchiosi villaggetti con capanne all’ombra di grosse chiome arboree.

PESCATORI

PESCATORI

Dopo aver sorvolato nel mare di Bismarck l’isola New Britain e Rabaul con l’omonima caldera dell’attiguo vulcano Tavurvur, che la distrusse nell’eruzione del 1994, si può concludere il giro turistico della PNG con un rilassante soggiorno nell’isola di New Ireland, dove facendo base a Kavieng sulla sua punta occidentale, si possono fare spostamenti via terra fino a Dalom, di fronte le isole Salomone, per fare una interessante escursione in mare con osservazione di Shark Calling, oppure rilassanti escursioni ai diversi atolli che la separano dalla più grande isola di New Hannover. Qui le barriere coralline invitano a fare snorkeling o diving assistiti di fronte Lissenung Island oppure visite nelle piccole comunità delle isole come Enuk, formata da 2 isole quasi gemelle, dove si viene a contatto con i locali, somaticamente affini ai melanesiani per la presenza di pelle chiara e capelli cespugliosi castani,

CARATTERISTICHE MELANESIANE

CARATTERISTICHE MELANESIANE

per concludere con grigliate di pesce fresco in piccole isole disabitate, aspettando il tramonto rosso fuoco sul mare all’orizzonte della Micronesia.

TRAMONTO

TRAMONTO

Il patrimonio culturale così variegato della PNG che spazia da interessi etnici, tribali, religiosi ispira quindi il viaggiatore più smaliziato, consapevole che potrà fare un’esperienza unica, che lega interessi antropologici con una natura ancora vergine tale da compensare la difficoltà oggettiva di raggiungere quest’area geografica così remota. Un relax balneare nelle isole del New Ireland non può che completare questo mix di cultura e natura, preludio di nuove entusiasmanti vacanze in isole lontane del Pacifico.

NIPA

NIPA

KEPS AMBE

KEPS AMBE

PAIYA KONA

PAIYA KONA

 

L’ALBUM COMPLETO DELLE FOTO E’ VISIBILE SU FLICKR ( PEOPLE FROM PAPUA NIUGINI )

CLICCANDO SUL LINK SOTTOINDICATO

PEOPLE FROM PAPUA NIUGINI

 https://www.flickr.com/photos/giuseppe_russo/sets/72157650322943202/ 

2-22 agosto 2017 Riaccompagnerò un altro gruppo in Papua Nuova Guinea GLI ULTIMI PRIMITIVI DELLA TERRA con il TO ALTRE CULTURE  info@giusepperussophoto.com http://www.altreculture.com/project/viaggi-in-papua-nuova-guinea-tour/  

4 pensieri su “PAPUA NUOVA GUINEA I GLI ULTIMI UOMINI DELLA TERRA

    1. Russo Giuseppe Autore articolo

      in effetti la PNG è un paese affascinante… se lasci email…magari puoi registrarti sul BLOG o con mail o sul tasto FOLLOWER o in alto a sinistra con MI PIACE (accanto LETTORE) e inserire i commenti con tuo nome, altrimenti resti ANONIMO 🙂

      Mi piace

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