SAMBUCA DI SICILIA : IL BORGO DAL CUORE DI TUFO


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SAMBUCA DI SICILIA : IL BORGO DAL CUORE DI TUFO

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SAMBUCA DI SICILIA : PANORAMA

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MAPPA DELLA SICILIA OCCIDENTALE

Come uno scrigno prezioso nel cuore delle Terre Sicane, Sambuca di Sicilia (89 km da Agrigento e 78 km da Palermo) nel comprensorio della Valle del Belice è adagiata ai piedi di Monte Adranone su una collina degradante verso il lago Arancio.

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Campagna con filari di vigne

Qui, tra alture coltivate a grano, ulivi e vigne, l’uva eccelle per qualità secondo una antica tradizione portata dalle popolazioni che hanno segnato questo lembo di Sicilia: greci, arabi e fenici che dalla terra di origine hanno trasferito molte delle loro usanze.

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campagna circostante

Tra vitigni disposti in filari regolari a testimonianza della cura posta dagli agricoltori quasi a disegnare il territorio collinare come una scacchiera, una strada a serpentina, che durante la vendemmia profuma di inzolia, alastro, cometa, burdese, grillo e catarratto, conduce al cuore del paese. L’origine di Sambuca è incerta. Secondo studiosi l’origine del suo nome potrebbe essere la latinizzazione di uno strumento musicale greco simile all’arpa, Σαμβύκη (sambýkē), che ricorda l’impianto del centro storico del paese e che è raffigurato sullo stemma del comune.

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Stemma del comune di Sambuca con l’arpa

Sambuca può derivare anche dalle piante di sambuco, diffuse in antichità nella valle del lago Arancio oppure dal nome dell’antico casale La Chabuca, che probabilmente prendeva il nome dal leggendario emiro Al Zabut che costruì il castello e fondò l’abitato. Proprio questo appellativo saraceno, proveniente dall’emiro Zabut (lo Splendido), fu aggiunto al nome del paese nel 1863, fino ad assumere nel 1923 la denominazione attuale.

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Il Belvedere con la campagna circostante

Della fortezza ormai non c’è più traccia; su quelle pietre sono nati un terrazzo per celebrare la Crocifissione del Venerdì Santo, chiamato Calvario e denominato poi Belvedere, che domina la campagna circostante,  e la maestosa Chiesa Matrice.

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La campagna circostante (panorama dal Belvedere)

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Chiesa Matrice sorta sulle fondamenta del Castello ZABUT

Danneggiata dal terremoto del Belice del 1968, è caratterizzata da basamenta ciclopiche di pietra tufacea dura che conferiscono al tempio un rigore e un’armonia claustrale.

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Chiesa Matrice : basamenta di pietre tufacee

La Matrice fu edificata attorno al 1420 su una parte dell’antico Castello di Zabut, nella zona più antica del paese.

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Chiesa Matrice : il prospetto arabo-normanno

Ha un bellissimo prospetto ed un portale di ingresso in stile arabo-normanno, proveniente da una delle chiese della distrutta Adragnus, che si staglia in cima ad una lunga scalinata di accesso.

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Chiesa Matrice : la lunga scalinata di accesso e il campanile

L’interno è a tre navate con pianta a croce romana. Il campanile, ricavato da una delle torri a difesa del castello saraceno, culmina con una guglia piramidale coperta da quadrelli di ceramica policroma. L’originale materiale arenario tufaceo, tipico della zona, è ancora in uso nelle attuali forme di conci di tufo.

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Il quartiere saraceno, con le sue vie strette

Intatto invece è rimasto il quartiere saraceno, con le sue vie strette, cieche, tortuose,

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Interno di una della Purrere (cave di pietra sotterranee), diventate spazi espositivi di arte contemporanea

arricchite da piccoli cortili e da purrere (cave di pietra sotterranee) riportate recentemente alla luce, un gioiello di pianta urbana che ricalca perfettamente la visione dei centri storici delle città arabe, oggi diventate spazi espositivi d’arte contemporanea.

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Quartiere Saraceno : scorci di bassi caseggiati di tufo e campanile

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Quartiere Saraceno : scorci di bassi caseggiati di tufo e campanile

Interessante passeggiare tra i suoi stretti vicoli pavimentati con sdrucciolevoli basolati di marmo, su cui si affacciano vecchi e bassi caseggiati coi tetti coperti di coppi, alternati a prospetti con balconi fioriti di gerani e qualche insegna in ceramica, che dal nome Casa del Ciuciulio (Casa del Pettegolezzo) indica la presenza di un recente B&B, secondo la formula dell’Albergo Diffuso.

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Quartiere Saraceno : prospetti con balconi fioritii e qualche insegna in ceramica, che dal nome Casa del Ciuciulio (Casa del Pettegolezzo)

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Quartiere Saraceno : prospetti con balconi fioritii e qualche insegna in ceramica, che dal nome Casa del Ciuciulio (Casa del Pettegolezzo)

Ogni tanto si notano improvvisi scorci, su cui svettano i campanili della Chiesa del Rosario e della Chiesa Matrice,

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Quartiere Saraceno : scorci sulla Chiesa Matrice

oppure si aprono dei piccoli cortili con scale in pietra che portano all’ingresso principale, seminascosto dai panni appesi su fila di canne.

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Quartiere Saraceno : scorci su cortile con scala in pietra

Lo sviluppo urbano del paese ha due direttrici: quella araba “dentro le mura”, che si proietta fino a tutto il Cinquecento con l’infittirsi delle residenze attorno alla fortezza di Zabut, e quella sei-settecentesca “fuori le mura”, con il Palazzo Dell’Arpa, sede comunale che fa da cerniera, caratterizzato da una facciata con un doppio arco trionfale sormontato da tre eleganti balconi.

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Palazzo Dell’Arpa, sede comunale

Il palazzo venne costruito nel Seicento dalla famiglia Oddo sull’impianto dell’antica porta attraverso la quale si accedeva alla città-fortezza di Zabut. Successivamente venne ceduto ai Giurati del Tempo perché divenisse sede della municipalità. Oggi vi si conservano opere d’arte moderna d’illustri concittadini. Dal 1968, anno del terremoto nel Belice, che distrusse gran parte dell’abitato, l’amministrazione locale ha lentamente restaurato le sue architetture civili e religiose, rendendolo visitabile all’interno di un circuito culturale e turistico fino a conseguire risonanza nazionale, in seguito alla partecipazione alla trasmissione televisiva “Alle falde del Kilimangiaro”, che attraverso un referendum gli ha conferito il titolo di “Borgo dei borghi 2016”.

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Chiesa di San Calogero – Pinacoteca Giambecchina

Il nuovo Borgo d’Italia è famoso anche per le sue chiese, alcune delle quali sono state adibite a museo, come la Chiesa di San Calogero, convertita in pinacoteca, dove si possono ammirare le opere del pittore Gianbecchina da lui donate alla sua città natale.

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Chiesa di Maria SS dell’Udienza (Chiesa del Carmine),

Al centro di Corso Umberto su una scalinata la Chiesa di Maria SS dell’Udienza (Chiesa del Carmine), edificata nel 1530, è il principale luogo di culto di Sambuca. L’interno è a tre navate ritmate da cinque campate.

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Chiesa di Maria SS dell’Udienza (Chiesa del Carmine) : interno

Nella nicchia della navata centrale è adagiata la statua marmorea della Madonna dell’Udienza, di scuola gaginiana, di grande valore artistico e religioso, e che  viene festeggiata la terza domenica di maggio.

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Chiesa di Santa Caterina in stile barocco

Quasi frontale ad essa, la Chiesa di Santa Caterina è in stile barocco, ad una sola navata divisa in quattro da altarini in marmo, con l’altare maggiore situato nella grande cappella. Nel Seicento fu adornata di stucchi dall’artista palermitano Vincenzo Messina.

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Chiesa di Santa Caterina in stile barocco : stucchi

Di grande pregio sono le statue a tutto tondo, che rappresentano le quattro virtù incarnate poste ai lati dei primi due altari della navata, e il pavimento in quadrelle smaltate provenienti dalle fabbriche di maioliche della vicina Burgio.

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Chiesa di S. Caterina : pavimento in quadrelle smaltate provenienti dalle fabbriche di maioliche della vicina Burgio

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Piazzetta della Vittoria

Sui resti dell’adiacente ex Monastero benedettino è stata realizzata la Piazzetta della Vittoria, dove è spesso facile ritrovare gli anziani pensionati seduti secondo l’usanza del luogo.

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Piazzetta della Vittoria : anziani seduti secondo l’usanza locale

Accanto, il Museo delle sculture tessili di Sylvie Clavel, un’artista parigina che ha vissuto a Sambuca per molti anni e che è riuscita a creare magnifiche sculture in tessuto imperniate sul nodo e l’intreccio di fibre vegetali, con il volto creato con maschere di legno provenienti dall’Africa, che sintetizzano un importante valore artistico.

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Museo delle sculture tessili di Sylvie Clavel

Numerosi i palazzi storici, tra cui il Palazzo dei Marchesi Beccadelli,

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Palazzo dei Marchesi Beccadelli : lo stemma di famiglia

riconoscibile per lo stemma di famiglia e un prezioso balcone sulla sua facciata, ubicato davanti all’ex Ospedale Caruso,

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ex Ospedale Caruso

e il Palazzo Panitteri (ubicato su Largo San Michele di fronte all’omonima Chiesa)

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Palazzo Panitteri (ubicato su Largo San Michele)

che raccoglie pregiati reperti provenienti dal sito archeologico di Monte Adranone. E’ caratterizzato da un connubio di linee tardo rinascimentali frammiste e dell’imminente barocco siciliano: ne è viva testimonianza il portale d’ingresso principale alla cui sommità è lo stemma della famiglia Panitteri.

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Palazzo Panitteri (arco con ingresso)

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Palazzo Panitteri (cortile interno)

Il palazzo conserva l’originaria planimetria quadrangolare con un ampio cortile interno su cui si aprono vasti magazzini, un giardino ricco di diversi esemplari di piante mediterranee e la Taberna con esposizione di Vini delle Terre Sicane. Una scala in stile catalano conduce al piano nobile, oggi sede del Museo Archeologico Palazzo Panitteri.

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Palazzo Panitteri (la Scala Catalana che conduce al Museo Archeologico )

Anche in questa area passeggiare riserva interessanti viste su facciate di palazzi nobiliari con eleganti balconi in ferro battuto impreziositi dalle lettere delle iniziali di famiglia,

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eleganti balconi in ferro battuto impreziositi dalle lettere delle iniziali di famiglia

mentre un improvviso invito in dialetto con torno orgoglioso “Trasissi…è a me casa…po’ fotografari videmmu” (Si accomodi, è casa mia, fotografi pure) da parte di un anziano con il volto rugoso e la coppola può introdurre, superando un originale arco, ad un cortile che si apre davanti una casa dal prospetto in tufo arenario dove sembra il tempo si sia fermato.

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arco, che da su un cortile che si apre davanti una casa dal prospetto in tufo arenario

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Teatro l’IDEA, decorato in stile Liberty

Una vera bomboniera è il Teatro l’Idea costruito fra il 1848 e il 1851 da un gruppo di borghesi sambucesi amanti dell’arte, con forma classica a ferro di cavallo. Contemporaneo di grandi teatri come il Bellini di Catania, il Politeama di Palermo e il Pirandello di Agrigento, quando i nobili non furono in grado di sostenerne i costi, il teatro venne acquisito dal Comune e alla fine dell’Ottocento, restaurato e decorato in un delizioso stile liberty, fu di nuovo restituito al pubblico.

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Teatro l’IDEA (pubblico)

All’esterno delle vecchie mura urbane di Sambuca, scendendo nella valle, si trova il Vecchio Acquedotto, una fuga di archi costruiti in pietra tufacea sullo stile degli antichi acquedotti romani.

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Vecchio Acquedotto (fuga di Archi) con panorama sul Borgo

Furono edificati nel 1633 dal Gurleri allo scopo di innalzare e facilitare l’approvvigionamento idrico dell’abitato. Purtroppo dopo il terremoto del 1968, per paura che crollassero, furono in gran parte distrutti. Da visitare assolutamente nei dintorni l’area archeologica di monte Adranone, e per chi ama la natura fare una passeggiata nella riserva naturale di monte Genuardo o lungo le sponde del lago Arancio intorno al quale sorgono rigogliosi vigneti e uliveti, in vista panoramica dell’abitato.

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Panorama di Sambuca dal Lago Arancio

Da assaggiare le Minni di virgini, letteralmente ”seni di vergini”, dolce tipico di Sambuca; la ricetta risalente al 1725 fu ideata da suor Virginia Casale di Rocca Menna del Collegio di Maria, in occasione del matrimonio di un giovane marchese del luogo. Naturalmente nel dar loro questa forma particolare la suora non si ispirò alle fattezze del corpo femminile, ma alle dolci collinette che vedeva dalla finestra della sua cella. Ottenne così questo dolce particolare, a forma di collina, composto di pasta frolla che riempì con crema di ricotta, cioccolato e pezzetti di zuccata (zucca candita), ricoprendolo poi di diavulina (palline di zucchero colorato) e disponendo al centro di ogni dolcetto una ciliegia candita.

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Minni di Vergini

La nuova creazione fu molto apprezzata dai commensali del matrimonio. Sambuca, il borgo dei borghi da cuore di tufo, ha fatto tesoro del suo titolo, risorgendo come l’Araba Fenice dalle macerie del terremoto e raccontando al visitatore le sue origini e le sue qualità, quella che puntano sul turismo, sulla cultura, sulla natura circostante affinchè con il suo esempio continui ad essere tramandato l’amore verso i propri gioielli artistici.

Pubblicato sul Magazine ETNIE   http://www.rivistaetnie.com/sambuca-di-sicilia-63535/

Pubblicato su SICILIAFAN                                                                    http://www.siciliafan.it/sambuca-di-sicilia-il-borgo-dal-cuore-di-tufo/

Pubblicato su COSEDAFAREINSICILIA http://cosedafareinsicilia.it/index.php/2016/09/13/cose-da-fare-a-sambuca-di-sicilia-il-borgo-dei-borghi/

Altre foto sono visibili sull’album FLIKR SAMBUCA DI SICLIA AL ZABUT : IL BORGO DAL CUORE DI TUFO

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