IRAN I KHODAFEZ ARRIVEDERCI


IRAN KHODAFEZ ARRIVEDERCI

IRAN KHODAFEZ ARRIVEDERCI

IRAN KHODAFEZ ARRIVEDERCI                                                                                                     

A pochi giorni dal rientro da un fantastico “Iran in libertà”, mi ritrovo spesso a sentire alcune musicassette locali. Le note orientaleggianti emesse da un melodioso suono di strumenti tipici, come il tamburello Daf il liuto Oud e il Tombak, mi catapultano immediatamente, fungendo da elementi catalizzatori, a ritroso nel tempo ed intento ad ascoltare omofona musica eseguita da un gruppo di giovani pellegrini di culto zoroastriano.

 CHACK CHACK : TEMPIO DEDICATO A ZOROASTRO

Chack Chack TEMPIO DEDICATO A ZOROASTRO

Chack Chack TEMPIO DEDICATO A ZOROASTRO

Sono a Chak Chak, nell’omonimo Tempio del Fuoco a 52 km da Yazd, seduto su tappeti alla maniera orientale, su una terrazza con superba vista sulle montagne del Khorassan alla confluenza tra il deserto salato del Dasht-è-Kavir e il deserto sabbioso del Dasht-è-Lut.

CHACK CHAK PANORAMA SUL DESERTO DASHT E LUT

CHACK CHAK PANORAMA SUL DESERTO DASHT-E’ LUT

Con il gruppo, abbiamo raggiunto questo sito per conoscere meglio lo “zoroastrismo”, una delle religioni minori più significative dell’Iran, che postula l’esistenza di un dio onnipotente ed indivisibile già 5 secoli prima della nascita di Cristo. I seguaci di questa religione credono nella purezza degli elementi, primo fra essi il fuoco che, adorato come simbolo di Dio, nei suoi templi deve bruciare perennemente. Inoltre non possono seppellire i morti (contaminerebbero la terra) né cremarli (contaminerebbero l’atmosfera), pertanto espongono le salme nelle cosiddette “Torri del Silenzio”, dove gli avvoltoi le divorano. Arrivati al Tempio di Chak Chak, veniamo invitati da un anziano custode a visitare in cima ad una scalinata il luogo ricavato da una grotta, dove si conserva il fuoco sacro sempre acceso.

CHACK CHACK TEMPIO DEL FUOCO GRUPPPO E LOCALI DAVANTI AL FUOCO

CHACK CHACK TEMPIO DEL FUOCO GRUPPO E LOCALI DAVANTI AL FUOCO

Questo luogo, esclusa una massiccia porta d’oro d’ingresso, è spoglio di motivi ornamentali, a sostegno della “purezza” degli elementi in cui credono. I fedeli che vi troviamo riuniti in preghiera sono vestiti di bianco e ci accolgono manifestando simpatia e voglia di socializzare. Lo scenario sul paesaggio desertico circostante è molto bello per le sfumature di colori della sabbia resi saturi dall’aria tersa della giornata. Ridiscendendo, una musica melodiosa ci cattura presso una terrazza panoramica, dove tra tappeti un gruppo di ragazzi suona e balla a due per volta girando in tondo con le braccia spiegate e gli occhi chiusi alla maniera dei “sufisti” seguendo il ritmo ed invitandoci a fare altrettanto, come il pifferaio magico fa con i topi.

CHACK CHACK Balli tra i pellegrini

CHACK CHACK Balli tra i pellegrini

Tra sorrisi e sinceri cenni di invito, ci accovacciamo sui tappeti partecipando a questa spontanea “festa” venendo colmati di attenzioni con offerte di tè, bibite e narghilè da fumare. Applaudiamo i loro balli e la musica, gradendo la socievole compagnia, ad una volta tanto diventiamo noi l’oggetto delle loro fotografie, che fanno a gara a scattarci. Riceviamo anche l’invito a fermarci a pranzo, ma dobbiamo rifiutare: purtroppo la nostra tabella di marcia, influenzata dall’istinto “occidentale”, indica che siamo in ritardo e Yazd ci attende.

Yazd Dakhme Ye Zartoshtt Torri del Silenzio

Yazd – Dakhme Ye Zartoshtt : Torri del Silenzio

Raggiuntala, visitiamo i suoi numerosi monumenti, un po’ trascurati dai classici giri turistici, tra cui soprattutto la splendida Masjed-è Jamè con un altissimo portale d’ingresso fiancheggiato da due minareti ed interamente rivestito di piastrelle di ceramica policroma.

YAZD MASJED E JAME IWAN CON MINARETI

YAZD MASJED-E’ JAME (IWAN CON MINARETI)

Dando mancia al custode, abbiamo facile accesso al “Qanat” sotterraneo ed alla terrazza con una superba vista sui tetti delle case alternati da tipici badjiri (Torri di ventilazione), che si stagliano sullo sfondo del deserto.

YAZD PANORAMA SU TETTI, BADJRI E DESERTO DASHT E KAVIR

YAZD : PANORAMA SU TETTI, BADJiRI E DESERTO DASHT E KAVIR

YAZD TETTI E BADJIRI

YAZD : TETTI E BADJIRI

AZD Amir Chakhmaq Complex

YAZD : Amir Chakhmaq Complex

Completiamo la visita di Yazd, tuffandoci senza meta nei numerosi vicoli della Città Vecchia, dove rimaniamo fino alla calda ora del tramonto, ammaliati dalla magica atmosfera che vi si respira e facendo numerosi spontanei incontri con giovani militari di truppa, festosi bambini, anziani dai particolari tratti somatici e numerosi immigrati afgani ed iracheni dai tipici costumi.

AZD IMMIGRATO AFGHANO TRA I VICOLI DELLA CITTA- VECCHIA

YAZD : IMMIGRATO AFGHANO TRA I VICOLI DELLA CITTA’ VECCHIA

YAZD Bambini nella città vecchia

YAZD : Bambini nella città vecchia

YAZD ABAMBAR E- SHESH BADJIRI

YAZD : ABAMBAR E- SHESH BADJIRI

INCONTRI IN VIAGGIO : bimba in moto

INCONTRI IN VIAGGIO : bimba in moto

 KERMAM E BAM                                                                                                                                   Kerman, nell’omonima regione desertica vicina ai confini pakistani, con la sua particolare Masjed-è Jamè  decorata con piastrelle blu e il Gombad-è Jabaliyè (un struttura ottagonale di probabile origine zoroastriana),

Kerman Gombad-è Jabaliyè

Kerman : Gombad-è Jabaliyè

è base logistica per l’affascinante visita di Bam, cittadella safavide del XII sec costruita in mattoni crudi e più volte ristrutturata in mezzo a infinite distese di palme da dattero.

BAM

BAM

I suggestivi luoghi dell’antica cittadella Arg–e–Bam, con il suo tipico caravanserraglio, sede anche di set cinematografici per i film “Il deserto dei tartari” di Valerio Zurlini  e  “Il fiore delle mille e una notte” di Pier Paolo Pasolini, le hanno valso il riconoscimento di patrimonio dell’umanità dall’Unesco e il ricordo inestimabile di un sito che oggi non è più, perché distrutto dal terremoto del dicembre 2003.

BAM PATRIMONIO DELL'UNESCO

BAM : PATRIMONIO DELL’UNESCO

SHIRAZ E LA STORIA MILLENARIA DI PERSEPOLI                                                                                    La moschea Bogh’è-yè Shah-è Cheragh con la sua cupola a bulbo e l’interno rivestito con piastrelle di vetro è il simbolo della città.

SHIRAZ Moschea Bogh’è-yè Shah-è Cheragh con cupola a cipolla

SHIRAZ : Moschea Bogh’è-yè Shah-è Cheragh con cupola a cipolla

Qui la folle di pellegrini entrano suddivisi, come è uso, per sessi con ambienti separati da pareti semovibili di legno, dalle cui fessure si nota l’uso di stare in relax e di far mangiare i bambini dei gruppi familiari alternato con spontaneità alla preghiera. Cataste di scarpe attendono i rispettivi proprietari all’uscita, come è consuetudine davanti i luoghi sacri musulmani, prima di proseguire per la visita della Masjed-è Shohada e dell’Aramgah-è Hafez, un padiglione ottagonale tomba del poeta Hafez, noto a tutti gli iraniani e davanti a cui è facile incontrare coppie di innamorati che si rinnovano la loro promessa d’amore.

SHIRAZ Aramgah e- Hafez

SHIRAZ : Aramgah-e’ Hafez

I suoi dintorni sono ricchi di storia millenaria per la presenza dei siti di Takht-è Jamshid, più nota come Persepoli, con un palazzo imponente costruito da Dario I (il cui bassorilievo che conduce all’Apadana, il palazzo dell’udienza, è l’elemento più significativo),

 Takht-è Jamshid - Persepolis Apadana

Takht-è Jamshid – Persepolis : Apadana

Persepolis Apadana e Porta di Serse

Persepolis : Apadana e Porta di Serse

di Pasargade con la Tomba di Ciro il Grande ed infine di Naqhsh-è Rostam con le splendide tombe addossate alla parete rocciosa, che ricordano tanto quelle di Petra in Giordania.

Naqhsh-è Rostam

Naqhsh-è Rostam

Il rientro a Shiraz è l’occasione per rilassarsi e mangiare tipico all’interno del Bazar-è Vakil, noto anche per l’omonimo Hammam.

Chaychunè

Chaychunè con Hammam

ISFAHAN, PERLA ISLAMICA                                                                                                 Passeggiando dentro al Bazaar i colori e gli odori delle spezie mi solleticano piacevolmente i sensi rimandandomi, come un “Trait-d’union” a quello ancor più bello e vasto di Isfahan, i cui vicoli si snodano per 5 km. circa, svolgendosi in ognuno una determinata attività che contraddistingue commercialmente un rione dall’altro. La scelta della mercanzia è vasta e sollecita il nostro desiderio di osservare “tutto” e di poter fare un ottimo acquisto, magari con un oggetto particolare o d’antiquariato. Quando dopo ore trascorse nel dedalo di vicoli scopriamo per caso una Chaykhunè (Casa del Tè), ci fiondiamo dentro per una pausa “spuntino”.

Chaychunè (gruppo)

Chaychunè (gruppo)

Il luogo gremito di locali ha una saletta in fondo, le cui pareti sono rivestite da diversi tipi di coltelli, spade e corna d’animali, con al centro una piccola fontana zampillante rivestita di mosaici. Automaticamente imitiamo i locali nella scelta delle pietanze tipiche, perché anche la “cognitio gastronomica” deve essere approfondita. Gustiamo dell’ottima supè jo (zuppa di lenticchie), mast (yogurt) e dolmè (foglie di verdura farcite con riso) accompagnati dal pane “nun” e dal sempre presente tè; con lo stomaco così pieno di tanta “scienza” è adesso più facile riprendere la visita. Usciamo alla luce del sole da uno dei sontuosi portali di accesso del Bazaar e ci ritroviamo nell’immensa Meidunè Emam Khomeini, una delle piazze più grandi del mondo, intorno a cui si affacciano i principali e preziosi monumenti di Isfahan, che ci accingiamo a visitare.

Isfahan Meidunè Emam Khomeini, una delle piazze più grandi del mondo

Isfahan : Meidunè Emam Khomeini, una delle piazze più grandi del mondo

La nostra prima attenzione è dedicata alla Masjed-è Sheikh Lotfollah, piccola moschea priva di minareti, considerata un gioiello architettonico per i rivestimenti delle piastrelle che dall’iwan si succedono con diverse gradazioni cromatiche fino alla cupola, il cui colore varia dal crema al rosa, a secondo della luce del giorno.

Isfahan Masjed-è Sheikh Lotfollah (con donne e chador)

Isfahan : Masjed-è Sheikh Lotfollah (con donne e chador)

Sul lato meridionale della piazza si affaccia sontuosa una delle opere architettoniche più favolose mai realizzate in Iran: la Masjed-è Emam.

Isfahan Masjed-è Emam (Minareto)

Isfahan : Masjed-è Emam (Minareto)

Il portale d’accesso, orientato in direzione della Mecca, fiancheggiato da due maestosi minareti gemelli e sormontato da una cupola, è interamente rivestito di piastrelle colore azzurro, diventate uno dei simboli della città.

Isfahan Interno Masjed-è Emam

Isfahan : Interno Masjed-è Emam

L’interno è meta di numerosi fedeli musulmani che pregano scalzi su preziosi tappeti.

Isfahan Masjed-è Emam (vasca interna)

Isfahan : Masjed-è Emam (vasca interna)

Concludiamo la visita di Isfahan con il palazzo di 7 piani Kakhè Ali Ghapu, da cui lo scià era solito seguire le partire di polo e si gode un’incantevole vista sulla piazza.

Isfahan Si Pol (ponte sul fiume Zayandè)

Isfahan : Si Pol (ponte sul fiume Zayandè)

Riprendiamo l’autobus diretti ad Abianeh passando per Natanz, tranquilla cittadina famosa per la sua Moschea del Venerdì (Sceicco Nureddin Andussamad), dall’insolito minareto a matita.

NATANZ Moschea del Venerdì (Sceicco Nureddin Andussamad) con minareto a matita

NATANZ : Moschea del Venerdì (Sceicco Nureddin Andussamad) con minareto a matita

Una deviazione per una stradina di montagna, che attraversa vallate ricchi di boschi, ci conduce ad Abianeh, tipico paesino con case di mattoni rossi dichiarato patrimonio mondiale dall’Unesco.

Abieneh (Case rosse e Minareto a matita)

Abieneh (Case di mattoni rossi e Minareto a matita)

Ci perdiamo per i vicoli tra le case rosse, abbarbicate sulle prime pendici dei monti e degradanti  verso valle respirando un’insolita atmosfera; gli abitanti incontrati sono intenti nelle loro attività agresti: contadini che coltivano la terra, donne anziane che trasportano la legna in groppa a muli, donne con inusitati vestiti colorati, madri che lavano panni, altre che stendono a seccare frutta al sole, bambini (tra gli ultimi rimasti nel villaggio) durante la ricreazione scolastica.

Abieneh anziana donna

Abieneh : anziana donna

QOM: CITTA’ DEL FONDAMENTALISMO ISLAMICO                                                                                Da Abieneh a Qom, città sacra per eccellenza in tutto l’Iran, la distanza è breve. Vi arriviamo dopo avere sostato a Kashan, città che appare come un’oasi in mezzo al deserto e famosa per alcune case patrizie riccamente decorate, i giardini cagiari Bagh-è Tarikhiyè Fin

Kashan : Bagh-è Tarikhiyè Fin INTERNO

Kashan : Bagh-è Tarikhiyè Fin INTERNO

e l’interessante mausoleo Shrine Ebrahim, che presenta la parte inferiore in mattoni e la parte superiore maiolicata con due minareti ed una cupola a cono rivestiti da piastrelle turchesi e gialle. Alla tranquillità di Kashan si sostituisce il caos cittadino di Qom, con traffico veicolare e pedonale disordinato in occasione della Festa, che si commemora oggi per l’anniversario della nascita del 12° Imam.

QOM FOLLA DEI PELLEGRINI

QOM : FOLLA DEI PELLEGRINI

La presenza nella città della tomba di Fatima, del santuario Astarè e dell’adiacente Masjed-è Jamè, infittisce la folla di fedeli sciiti e Mullah, provenienti da tutto l’Iran.

QOM : MULLAH

QOM : MULLAH

Ci mescoliamo tra essa circumnavigando  l’Astarè ed in tre separatamente riusciamo a penetrarvi, nonostante l’interdizione ai non musulmani, eludendo la guardia che sta all’ingresso.

QOM : INGRESSO ASTARE'

QOM : INGRESSO ASTARE’

La folla nei cortili interni è composita: gruppi familiari con bambini al seguito che banchettano con spensieratezza su stuoie da loro portate; gruppi di pellegrini in fila girano in preghiera intorno al mausoleo. Mi sento catapultato all’interno di un castello incantato che mi offre la visione del suo scrigno segreto: rispettoso nei confronti dei fedeli, mi limito ad osservare attentamente senza fotografare, togliendo prima le scarpe come loro e penetrando fin dentro al sacro mausoleo, internamente rivestito di piastrelle di vetro. Una folla compatta di pellegrini in delirio gira intorno alla tomba in oro massiccio, stracarica di offerte di denaro che travasa, pregando Allah e inneggiando a voce alta salmi sacri. L’aria purtroppo è insufficiente ed irrespirabile, così tento l’uscita e con fatica, tra la calca che in senso opposto entra, raggiungo il piazzale di sosta antistante, dove una moltitudine di persone banchetta disordinatamente con bivacchi improvvisati ovunque ci si spazio per terra. Questo è il momento tanto atteso dalle macchine fotografiche, unendomi ai miei compagni di viaggio.

MONASTERI ARMENI  

FIUME ARAS MONTI CAUCASICI INNEVATI

FIUME ARAS MONTI CAUCASICI INNEVATI

I clic si succedono numerosi: adesso a viaggio ultimato mi soffermo a guardare le mie diapositive iraniane, che mi rimandano emozionalmente alla 3.a parte del viaggio nell’Arzebaijan persiano: Ricordo che già a Tabriz, imbiancata dalla neve e città di partenza di questo tour, mi sono trovato per la prima volta sotto una lunga fioccata che fa vivere a me, siciliano non abituato a simili condizioni climatiche, intense emozioni. Lasciata Tabriz,

TABRIZ : STREET FOOD IRANIANO

TABRIZ : STREET FOOD IRANIANO

attraversiamo uno splendido paesaggio innevato da cui si ergono a corona alte e bianche cime montuose. Siamo diretti a Kelisa Darrè Sham, per raggiungere la quale otteniamo dalla polizia di frontiera di Jolfa un permesso scritto ed un militare di scorta per superare un posto di blocco. Ci inoltriamo quindi per una profonda gola, adiacente il fiume Aras, che fa da confine tra l’Iran e l’autonomo Azerbaijan russo, in più punti delle due sponde presidiato da militari delle rispettive nazionalità.

FIUME ARAS : confine iran azerbaijan russo

FIUME ARAS : confine iran azerbaijan russo

Alla fine della gola un sentiero conduce ad un magico sito, su cui si erge maestosa ed isolata la chiesa di S. Stefano. La chiesa armena presenta dei rilievi esterni con croci ed angeli degni di nota ed è spettacolarmente inserita, insieme all’annesso monastero abbandonato, in un paesaggio boscoso con un autunnale tappeto di foglie per terra e maestosi alberi di gelso a corona.

KELISA DARRE SHAM

KELISA DARRE SHAM (S. Stefano)

Risaliamo sul nostro pulmino per raggiungere il sito Top di questo tour: Ghara Kelisa. Il paesaggio diventa man mano più arido, nonostante si salga ancora di quota, e ricompare la neve sulle cime circostanti.

Ghara Kelisa S TADDEO

Ghara Kelisa (S TADDEO)

Arriviamo a Ghara Kelisa giusto in tempo per goderci lo stupendo paesaggio circostante, la chiesa armena di S. Taddeo con una calda luminosità del sole al tramonto. Nonostante il freddo polare (-3°), sostiamo affascinati dalla mistica visione della chiesa e del suo monastero in pietra color sabbia, la cui cupola illuminata dagli ultimi raggi del sole si staglia solitaria tra innevate e desertiche montagne ai confini con la Turchia. Un ultimo sguardo al vicino villaggio di Curdi musulmani, dalle cui case escono donne vestite con abiti colorati e minacciose nei confronti di chiunque punti loro zoom fotografici, ed iniziamo la discesa. La natura però, dopo aver avvistato la cima del monte Ararat che s’alza in territorio turco, ci offre un inaspettato regalo con un fiabesco crepuscolo sul crinale di monti a 60 km da Takab tra spettacolari sfumature di colori, dal rosa all’arancio, che si stagliano sul bianco della neve                                                  EPILOGO

Takht-è Sulaiman

Takht-è Sulaiman

Mancano solo le visite di Takht-è Sulaiman ed il mausoleo mongolo di Soltaniyè, prima di rientrare a Teheran e poi in aereo a casa, ma siamo già soddisfatti di questa avventura in terra persiana, che ci ha offerto più di quanto speravamo. Abbiamo avuto la possibilità di conoscere realtà sociali, culturali, artistiche e religiose diverse, pur se integrate nello stesso territorio nazionali, quali: lo Zoroastrismo, l’Islam largamente diffuso e la minoranza cristiana, introdotta dagli Armeni. Nonostante difficoltà di ordine pratico a causa del dialetto “farsi”, per noi occidentali incomprensibile, siamo riusciti ugualmente ad intenderci con i locali grazie alla loro innata comunicativa anche gestuale. Infatti una gradita sorpresa è stato il contatto con la gente che, dopo il lungo isolamento politico, è desiderosa di conoscere e confrontarsi con realtà diverse dalla propria e questa genuinità ce la portiamo infine come ricordo positivo dell’intera esperienza di viaggio con un meditato proposito a ritornare. Iran Khodafez Arrivederci !

 

INCONTRI SUL BUS PUBBLICO

INCONTRI SUL BUS PUBBLICO

incontri tra la gente : Vedova al cimitero dei martiri della guerra Iran-Iraq

incontri tra la gente : Vedova al cimitero dei martiri di guerra Iran-Iraq

Incontri tra la gente : fabbrica di ceramica

Incontri tra la gente : fabbrica di ceramica

LE FOTOGRAFIE SONO STATE DÌ RECENTE SCANNERIZZATE DALLE DIAPOSITIVE DEL VIAGGIO, EFFETTUATO NEL NOVEMBRE DEL 1999.

ALTRE FOTO SONO VISIBILI SULL’ALBUM OMONIMO DI                                                               FLIKR  https://www.flickr.com/photos/giuseppe_russo/sets/72157651775729519/

LEGGETE ANCHE IL REPORTAGE “NEL REGNO DI TIMUR (VIAGGIO IN UZEBEKISTAN, TURKMENISTAN E IRAN” FATTO NEL NOVEMBRE 2000)          https://russogiuseppefotoeviaggi.wordpress.com/racconti-aneddoti/uzbekistan-turkmenistan-iran/

 

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